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Milan4News TV - Intervista a R. Vecchioni

INTERVISTA - L’esordio letterario di Ilva Sartini

23.06.2017

1.Ci può delineare i personaggi del suo nuovo libro?

Le protagoniste sono due giovani donne di epoche diverse: Angela vissuta fra gli anni ‘30 e ‘40 del 1900 ed Elisabetta, giovane di oggi. La prima è una giovane contadina ricoverata all’Ospedale psichiatrico San Benedetto di Pesaro. La seconda è una giovane urbanista che, nel cercare lavoro e il suo posto nel mondo, s’imbatte nella foto e nella storia di Angela. I due destini finiscono per incontrarsi e darsi senso a vicenda.

Gli altri protagonisti sono Mario e Tina, fratello e cognata di Angela e nonni di Elisabetta. Attraverso loro conosceremo la Seconda guerra mondiale, con la sua violenza e le stragi, la Liberazione. Conosceremo anche il mondo contadino di un entroterra povero.

Poi ci sono le donne che finiscono in manicomio per violenza, per ignoranza e miseria. E le altre due figure maschili positive : Franz, il soldato tedesco buono e Giovanni, spirito guida di Angela ed Elisabetta.

 

 

2.Al centro il mondo dei giovani di oggi, in merito una sua riflessione, ricollegandosi al suo libro.

Ho pensato di scrivere questo libro proprio pensando ai giovani. Ho voluto raccontare per loro una storia che sembra ormai lontana, ma in realtà è sempre attuale. Il rischio della guerra è, purtroppo, sempre presente, come presenti sono le sopraffazioni. La memoria serve a non ripetere gli errori del passato. Capire da dove veniamo serve a darci identità. Ma capire quanto altri abbiano tentato di annullarla l’identità di un popolo e quanto ci sia costata la libertà deve servire anche a riconoscere l’identità degli altri e a rispettare la loro, di libertà.

Poi c’è il tema del lavoro e della difficoltà dei nostri ragazzi di trovare un lavoro adeguato e soddisfacente in Italia. Certo è molto bello che i giovani possano girare liberamente e scegliere di vivere in altre parti del mondo, ma non devono essere obbligati a farlo. Io credo che una buona formazione, la tenacia di andare “a caccia di lavoro”, la determinazione, l’impegno e la serietà siano le uniche carte che possono risultare vincenti. Ho voluto dare ai giovani un’indicazione e un incoraggiamento.

 

3.Ha in cantiere altri progetti, può dirci qualcosa di più?

Sto studiando le migrazioni in diverse epoche e ho un’idea in proposito, ma devo ancora svilupparla.

 

 

4.Al posto del dolore, è il suo primo libro? Oppure in passato ha scritto altri libri?

Si tratta del mio primo libro.

In passato ho scritto solo relazioni, interventi e comunicati stampa.

Ma sono cose molto diverse dalla narrativa, che è stata un sogno per molti anni, poi finalmente è diventato un progetto realizzato.

 

 

5.Come è nato questo nuovo libro?

Prima di tutto volevo recuperare una storia familiare: quella di mio padre che non ascoltavo quando parlava della guerra. Quella di una giovane zia morta senza che si capisse perché ( aveva ricevuto un calcio in testa da una mucca e non si sa perché fosse finita in manicomio; doveva uscire perché guarita ed è stata trovata morta) e della quale si parlava troppo poco.

Studiando quel periodo, ho capito che la storia familiare poteva essere una storia corale; che quel periodo e quelle vicende meritavano di essere ricordate. Così il reale ha lasciato il posto al verosimile e la storia si è mescolata alla fantasia. Poi, oltre a recuperare la memoria, volevo dare un messaggio di speranza ai giovani.

Infine il San Benedetto è un luogo degradato della mia città. Ma al suo interno resta quello che è stato il giardino di delizia dei Duchi Della Rovere. L’edificio è stato un convento e all’interno restano quattro grandi corti. Poi è diventato un luogo di cura, uno degli ospedali psichiatrici più importanti d’Italia, diretto anche da Cesare Lombroso. È un luogo segnato dal dolore, ma in cui sono passate tante vite. Lasciarlo degradare ancora è colpevole. Recuperarlo significherebbe restituire anima e vita a un pezzo importante di città.

 

Intervista a cura di Simone Novara

 

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INTERVISTA CLAUDIO DEMURTAS -AUTORE DI Chiaro di Venere

05.04.2017

Prima domanda: I suoi libri cosa raccontano, esiste un fil rouge che li lega in qualche modo?

Sì, la ricerca dell'assoluto amore, ovvero dell'Amore Assoluto. Viaggio lungo e difficile, indispensabile per contrastare il nostro male di vivere.

 

Seconda domanda: Chi sono i personaggi dei suoi romanzi?

Sono uomini e donne senza nome però reali che cercano di venir fuori dagli stereotipi e dai meandri di una vita insulsa.

 

Terza domanda: Ci può parlare del suo nuovo romanzo?

Chiaro di Venere è un romanzo d'esordio. E' la storia, ambientata negli anni sessanta, di Federico Nemis, studente di Giurisprudenza, debole, confuso e sempre nel bilico del dubbio e quindi insoddisfatto della sua vita, spesso invischiato in amori complicati e indifferente al sociale in un'epoca invece che sul sociale investe per contestare idee valori e comportamenti del passato. La nomina quale insegnante di lettere a titolo di supplente annuale (era il periodo della nascita della scuola media unificata e obbligatoria) in un paesino sperduto di una Sardegna scarnificata e onirica, si rivela tuttavia provvidenziale per la sua metamorfosi. L'iniziale indifferenza a tematiche politiche sociali religiose, infatti, lascia spazio a un percorso di formazione e di crescita anche grazie all' incontro con un prete contestatore, don Marino, e soprattutto con Luisella, studentessa universitaria pure lei che proviene però da un ambiente sociale operaio molto diverso dal suo, ovviamente piccolo borghese. Nascerà così una relazione tormentata da incomprensioni di classe e foriere di accese discussioni politiche che lo metteranno dinnanzi alla sua grande ignoranza della storia e dei fatti storici contemporanei, spingendolo finalmente a cambiare e a rendersi conto delle cose al di fuori del suo vissuto con cognizione di cause ed effetti. L'arco degli avvenimenti tracciati va dalla guerra del Vietnam del 1963 a dieci anni più tardi, al golpe in Cile di Pinochet nel 1973. Alla fine di questa lunga anabasi Federico riuscirà, spandendo sudore e molta sofferenza, a trovare se stesso e gli altri e la vita stessa.

 

Quarta domanda: Ha in cantiere qualcosa? Qualche progetto editoriale, in vista del futuro?

Partecipo quest'anno al Premio Campiello. il resto è in Mente Dei.

 

Quinta domanda: L'Italia e il mondo dell'editoria. Cosa ne pensa?

Molti anni fa, dell'editoria avevo un concetto assolutamente romantico, nel senso che i numerosi e continui ci dispiace, non rientra nella linea, li attribuivo a inadeguatezza delle mie storie e della mia scrittura. Quando però, nel 1993, fattomi nominare a Milano in qualità di membro esterno agli esami di maturità per provare ad avere qualche contatto diretto con gli editori, mi sentii rispondere dal direttore letterario di una grande casa editrice che, testualmente, (parole come chiodi fissate in testa) quand'anche noi fossimo non soltanto convinti, ma ENTUSIASTI del suo romanzo, LEI AVREBBE UNA PROBAB ILITA' SU CENTO DI ESSERE PUBBLICATO dalla nostra casa editrice, in un solo istante capii tutto del mondo dell'editoria. In linea di massima infatti i grandi editori pubblicano più che altro NOMI; il valore letterario reale passa in secondo piano, si riduce a piccola cosa, a rigagnolo sottile rispetto al vendere. E difficilmente sono disposti a rischiare danaro per uno sconosciuto anche se dotato di talento. Gli stessi librai sono immersi in questa logica minimalista e distruttiva. L'unica chance, per l'autore che non si lasci scoraggiare dai continui rifiuti, spesso dalla mancanza di rispetto o magari da qualche umiliazione, rimane quella d'imbattersi in un piccolo editore coraggioso, come è capitato a me con Edizioni Eventualmente che, credendo a fondo nel valore letterario della mia opera, rischi di suo per tentare, con pochi mezzi, di portarlo alla attenzione del mondo indifferente dei media e del mercato librario.

 

Sesta domanda: Se dovesse scegliere il protagonista di un suo libro, chi lo rappresenterebbe di più personalmente?

Tutti i protagonisti dei romanzi rappresentano lo scrittore, indubbiamente però Federico Nemis gode nei miei confronti di una consonanza particolare.

 

Intervista a cura di Simone Novara

 

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AUTORI - JIM KAY E IL SUO HARRY POTTER

Marzo 2017

 

Dopo l'enorme successo di Harry Potter e la pietra filosofale con le

illustrazioni di Jim Kay arriva anche Harry Potter e la camera dei segreti edito da Salani, di Harry Potter e la pietra filosofale, il primo libro della saga del ragazzo sopravvissuto.

Esistono tante versioni diverse dei libri fantasy ma questa è veramente speciale, i disegni ricalcano le ambientazioni magiche e oniriche, seguendo alla perfezione le descrizioni di J.K. Rowling.Il volume illustrato da Jim Kay, artista che ha vinto la Kate Greenaway Medal per i suoi lavori per Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness ed è stato anche protagonista di una mostra personale alla Richmond Gallery, è appassionante e bellissimo.

 

L’autrice della saga di Harry Potter non nasconde un certo apprezzamento per il lavoro di Kay: <<Le illustrazioni di Jim Kay mi hanno profondamente commosso. Amo il modo in cui ha saputo prestare il suo talento per interpretare il mondo di Harry Potter, ne sono al contempo grata e onorata>>. La parola va direttamente all’artista: <<Il mio vecchio insegnante d’arte diceva sempre che bisogna continuare a mettersi alla prova, mai sedersi sugli allori. E sapevo che Harry Potter sarebbe stato difficile per me: perché è per ragazzi, per l’ampiezza del fenomeno e perché è un fantasy. Forse penso a me stesso più come a un artista che si esprime attraverso i panorami, ma con Harry Potter ho dovuto trasmettere le emozioni attraverso i personaggi.

La cosa più difficile è stato il ‘casting’ – dovevo trovare il mio Harry Potter, il mio Ron e la mia Hermione. Non ho mai disegnato dei bambini, così avevo bisogno di riferimenti reali, specialmente perché i ragazzi crescono nel corso dei libri. Così la mia agente e io abbiamo dovuto trovare dei ragazzini che mi facessero da modelli>>. La saga della Rowling dal suo esordio è stata ormai pubblicata in molte vesti anche nel nostro paese, ma questa è sicuramente la più speciale. Un libro all’anno fino al 2021, questo è il programma annunciato da Bloomsbury e Scholastic, le case editrici che detengono i diritti della saga in Gran Bretagna e Stati Uniti. L’Italia sarà una delle 21 lingue in cui sarà tradotta questa piccola perla grazie ad Adriano Salani Editore. Il libro contiene 115 bellissime illustrazioni a colori dell’artista pluripremiato Jim Kay, che si occuperà di tutta la serie. Paesaggi mozzafiato, creature magiche, personaggi indimenticabili, il mondo di Harry Potter prende vita in queste bellissime pagine. Tra le illustrazioni mostrate in anteprima ci sono la maestosa fenice, le mandragole e uno dei famosi gnomi del giardino dei Weasley. Inoltre un nuovo ritratto di Hagrid, una vista su Hogwarts, Dobby, Hermione, Aragog, la Ford Anglia e molto altro. Vai alla Fotogallery.

 

 

esclusiva a cura di Simone Novara

 

 

AUTORI - A TU PER TU CON COSIMO MIRIGLIANO

Gennaio 2017

 

Come è nato un libro come "Due corpi una sola mente"?

E' nato dalla semplice voglia di scrivere qualcosa che appartenesse non solo a me, ma a chiunque. Che parlasse di me, del mio vicino di casa, del salumiere, del calciatore, e perché no, anche di tutti quei genitori preoccupati per il futuro dei propri figli. Durante la scrittura la trama ha cambiato carattere in base a come la mia fantasia e i racconti ascoltati nel mio passato affioravano alla memoria.

 

Ci può raccontare che impatto ha avuto il libro sul mercato?

Il libro, uscito da poco ha avuto e continua a racimolare consensi sia in Italia che all'estero visto che tramite alcune piattaforme lo si può ordinare online. Per un esordiente è stata davvero un'opera miracolosa arrivare fino a questo obiettivo. Mi duole dire che In Italia per molti versi siamo rimasti indietro rispetto al resto del mondo. Si lascia troppo spazio a chi ha già raggiunto il successo, in questo caso, editoriale e si lascia tutto il resto nel dimenticatoio.

Giustamente, i più grandi problemi li ho avuti con la distribuzione in quanto la maggior parte delle librerie non prevede una vendita a scaffale. L'ebook uscito qualche settimana è stato per un giorno intero su Amazon al 50esimo posto tra i 100 più venduti in Italia, la stessa cosa su Amazon UK, ma su questa piattaforma al 64esimo.

 

Il protagonista del libro si chiama Giacomo ed è un giovane architetto precario, ci può dire di più su di lui e sul suo percorso nel corso della storia?

Giacomo è un personaggio dai tratti ambigui per le circostanze che lo hanno portato ad essere tale. Combatte ogni giorno, come può succedere a ognuno di noi, per risalire da tutte quelle problematiche che la vita ci mette davanti. Cerca di essere forte, resistente alle tentazioni, ma puntualmente ci casca come capita ai comuni mortali,

fin quando un determinato giorno decide di dare un taglio a questo suo essere - stoico - e marcia verso la riscoperta;

 

Questo libro può definirsi uno spaccato dell'Italia di oggi?

Assolutamente si. Rispondo alle domande senza nemmeno sapere quella successiva. Per cui può notare di primo getto che più o meno ho racchiuso la risposta nelle precedenti;

 

In campo letterario ha in cantiere qualcosa per il futuro?

Mi ha beccato esattamente nel giorno in cui ho iniziato il mio secondo progetto. Oggi festeggio il mio compleanno e come la grande Isabel Allende ho deciso di inserire la prima parola in data 11 gennaio.

 

LEGGI LA RECENSIONE DEL SUO LIBRO SULLA NOSTRA RUBRICA "LIBRI E DINTORNI"

 

intervista a cura di Simone Novara

 

 

AUTORI - Intervistiamo in esclusiva l'autore ligure Federico Carro

Gennaio 2017

 

Federico Carro Cresce a Vernazza traendo ispirazione da tali paesaggi, scrivendo così il suo primo romanzo: "Il segreto del verziere". A seguito alla pubblicazione da parte della casa editrice di Roma l'Arduino Sacco Editore, Federico realizza un book trailer per promuoverlo, ottenendo interviste, recensioni positive e l'accesso a presentare il suo romanzo nel salone internazionale di Torino il prossimo maggio nel 2017. Vai alla pagina Libri e Dintorni per la recensione del Libro.

Leggiamo l’intervista esclusiva rilasciata a Milan4News dall’autore ligure.

 

1.Ci parli di Vernazza, quanto ha inciso questo splendido borgo nella stesura del suo romanzo e in che modo?

Vernazza un meraviglioso borgo situato nelle 5 terre in Liguria, ha confluito molto nella mia vita e nelle mie opere. Il suo paesaggio marittimo immerso fra i vigneti ed il cielo, mi ha ispirato il mio romanzo basato su questi elementi che fanno da chiave a certi argomenti tratti nel romanzo, posto dunque, fra la natura e l'uomo come un conflitto oramai increspato.

 

 

2.Il suo è un stile di scrittura quasi d'altri tempi, fiabesco, quasi di nicchia. Non le può rischiare di essere troppo lontano dallo stile dei suoi colleghi coetanei e non trovare la giusta risposta dal mercato?

Il mio romanzo effettivamente si presenta di nicchia, ma all'interno di se, nasconde eventi e situazioni che si trovano tutti i giorni, onde per cui può essere considerato ancora recente nonostante il linguaggio ricercato.

 

3.Lei non è solo un autore, ma anche un cantate. Ci parli della sua carriera di cantante e a chi si ispira?

La mia carriera da cantautore nasce dopo un tragico incidente di una mia amica d'infanzia, dove di li a poco delle semplici poesie, sono diventate con il tempo 9 canzoni, creando un album intitolandolo: "Come un lampo" album pop – rock ispirato da uno dei miei artisti preferiti Michael Jackson, con delle affluenze nel Blus e nel jazz, nascondendo dunque un animo nostalgico malinconico e lievemente triste.

 

4.Ha partecipato a qualche concorso letterario o questo tipo di riconoscimenti non le interessano?

Per ora non ho mai partecipato ad alcun concorso, però una volta finito il mio secondo romanzo chiamato: "Il re della luce l'ordine degli dei oscuri" per la quale sto continuando a lavorare in questi periodi, parallelamente al mio album, allora riterrò opportuno presentare tale opera ai concorsi.

 

5.Cosa consiglia a chi si approccia alla lettura del suo romanzo per la prima volta?

Tempo fa un mio amico del liceo che segretamente anch'esso aveva un romanzo da scrivere, mi fece la stessa domanda quando vide il mio primo romanzo pubblicato, allora gli risposi di non arrendersi nel finire il suo romanzo e di proseguire i propri obiettivi. Sono stati in molti nel dirmi "non finirai mai tale romanzo" ma alla fine sono riuscito a pubblicarlo e a lavorare al secondo.

 

Il personaggio è sicuramente interessante, cosi come il libro e le opere che il giovane autore ligure sta per rilasciare sul mercato. L’interesse alla lettura, è uno dei pochi ambiti lasciati ancora intatti dal prepotente avvento della tecnologia. Grazie ad autori come Federico, oggi in Italia, abbiamo un’eccellenza di scrittori e autori ancora in grado di emozionare il pubblico. Cosa rimanete ancora fermi allora, correte in libreria a comprare lo splendido libro di Federico Carro.

 

 

Vai alla pagina Libri e Dintorni per la recensione del Libro.

 

intervista a cura della Redazione

 

 

TRAVEL BLOGGER - Martina Bressan e il suo Travel and Marvel

Novembre 2016

 

Martina Bressan è l’ideatrice di Travel and Marvel, blog di viaggi, che rispecchia lo spirito della sua creatrice. Amante dell’Asia, specialmente della Cina. Martina, dopo gli studi universitari a Padova, sta studiando da vicino la lingua e la cultura cinese. Ad affascinarla è proprio l’emozione del viaggio, a catturarla, come scrive lei stessa, è ««quel senso di meraviglia e di stupore quando si vedono posti nuovi e si scoprono nuove culture»».

 

 

1- Il tuo sito si chiama Travel and Marvel e documenta i tuoi bellissimi viaggi, a spasso per il mondo; come è nata l'idea di aprire questo blog?

E perché questo nome? L'idea di questo blog è nata tempo fa, durante un mio lungo periodo di lavoro a Shanghai. Volevo aprire un blog per raccontare la mia vita come un expat in Cina e descrivere le esperienze di viaggi che facevo lì (sia per lavoro che per hobby). In realtà poi sono stata travolta da altri eventi e la cosa non è partita subito... Sono timida, introversa e la mia autostima talvolta traballa...Poi con il tempo ho dovuto confrontarmi quest'idea che dentro di me si faceva sempre più insistente, e così ho deciso di metterla in pratica e di renderla concreta. Sono timida, introversa e la mia autostima talvolta traballa, ma devo ringraziare il sostegno della mia famiglia e di alcuni amici che mi hanno incoraggiata e aiutata.

Quando ho scelto il nome volevo qualcosa che fosse originale, ma che allo stesso tempo unisse due elementi principali: il viaggio e il senso di meraviglia e di stupore che spesso mi accompagna quando visito posti nuovi. Inoltre quando scrivo rivivo i miei viaggi come fossi stata all'interno di una storia, un fumetto.. anche da questo è nato "travel and marvel". Diciamo che il nome è nato dalla mia mente un po' pazza, sognatrice e "creativa".

 

2- Ci racconteresti uno dei tuoi viaggi più interessanti?

Tutte le mete viste fino ad ora hanno saputo conquistarmi e interessarmi...Uno dei miei viaggi più interessanti è stato sicuramente quello fatto a Taiwan a fine 2015. Taiwan o Repubblic of China (ROC), è una nazione che ha saputo sorprendermi e stupirmi. Durante il mio viaggio ho avuto modo di visitare la capitale Taipei, Taichung e il famoso Lago del Sole e della Luna (di cui a breve parlerò ampiamente nel blog). Taiwan rimane una paese ricco di contrasti, dove la tradizione cinese, inizia a mescolarsi sempre più alla modernità simboleggiata da grattacieli,centri commerciali e boutique. Taiwan mi ha richiesto la capacità di abbandonare le mie convinzioni e i miei schemi culturali, per scoprire una nuova bellissima cultura. Per me, che studio cinese, è stato affascinante avvicinarmi alla scrittura cinese tradizionale ancora usata a Taiwan. Mi hanno colpito molti aspetti culturali come il loro calendario che non è il gregoriano ma parte dal 1912 anno in cui Sun Yat Sun è divenuto presidente della Repubblica di Cina. Attualmente a Taiwan vi è una donna a Capo del Governo, ho seguito molto la sua storia e la sua ascesa e sono rimasta molto impressionata... Questo paese ha lasciato il segno, ed è per questo che ho deciso di ritornare qui per un secondo viaggio a fine maggio!

 

3- Nei giorni scorsi hai iniziato ufficialmente il blog tour milanoAColori, ci potresti dire di più a riguardo?

Il blog tour #milanoAColori si propone di presentare Milano sotto una veste diversa. Milano non è grigia e nebbiosa, ma è molto altro: è colori, è arte, è cultura...

Uno dei fili conduttori del blog tour è stata la streetArt che ci ha portato a conoscere una #milanoAColori attraverso il progetto "EnergyBox". Questo progetto vede coinvolti bravissimi artisti che hanno trasformato 50 centraline di controllo dei semafori in vere e proprie tele, regalando un tocco di colore alla città. Abbiamo conosciuto anche lati meno noti di questa città: quartieri emergenti (come Distretto Isola), nuovi punti di vista (come Highline Galleria) e attrazioni meno conosciute (come la Cripta San Sepolcro e il Monastero S. Maurizio Maggiore). Il tour ci ha permesso non solo di vedere e di conoscere posti nuovi e inediti, ma anche di guardare posti conosciuti con altri occhi. Bisogna sottolineare che tutto ciò è stato possibile grazie all'organizzazione di due bravissime blogger, Cristiana (di Viaggevolmente) e Nicoletta (di One Two Frida), e grazie alla partecipazione e alla collaborazione di partner eccezionali.

 

4- In vista dell'estate ormai alle porte, ha in mente qualche tour intrigante? A metà maggio partirò per un altro viaggio verso oriente che coinvolgerà Hong Kong, Taiwan e Cina. Non è per me la prima volta in questi posti ma ogni volta che torno, riesco sempre a scoprire cose nuove. Visiterò la parte nord dell'isola di Taiwan, ritornerò nella mia amata Shanghai e esplorerò qualche angolo inedito di Hong Kong e spero di riuscire a fare una visita alla bellissima Macau. Camminare per le strade di Hong Kong, mangiare i veri ravioli cinesi a Shanghai, conoscere meglio la storia di Taiwan... . Ad Agosto poi partirò per la Thailandia, qui l'itinerario non è ancora ben definito, sicuramente visiterò Bangkok e la bellissima Ayutthaya e poi molto probabilmente esplorerò il Nord, Chiang Mai e Chiang Rai. Non vedo l'ora di scoprire questo bellissimo paese, la sua cultura, la sua storia, i suoi colori e anche la sua cucina.

 

5- In Italia, secondo te, come sono visti i cosiddetti "travel blogger"?

Italia al momento il mondo dei Travel blogger offre sicuramente un panorama molto ricco e vario, ciò permette ai lettori di trovare informazioni su qualsiasi meta, dall'Asia all'Africa, dall'America all'Oceania. Io penso che i travel blogger con i loro articoli, le loro esperienze e i loro consigli, abbiano reso i viaggi più accessibili a tutti. I travel blogger sono visti positivamente perché gestiscono i propri viaggi dall'inizio alla fine, dall'organizzazione all'acquisto dei biglietti aerei, dalla prenotazione degli hotel, all'itinerario da seguire... così facendo sono in grado di essere fonte di ispirazione per nuove mete, ma anche di fornire al lettore consigli utili per l'organizzazione di un viaggio "fai da te" e spesso anche low cost. Leggendo esperienze di viaggio e di vita di altri blogger si può comprendere come una meta, magari considerata un sogno inaccessibile, possa diventare un progetto concreto (certo con impegno o organizzazione..). C'è ogni tanto chi vede il travel blogger come un turista che scrive delle proprie vacanze, ma in realtà non è cosi. I travel blogger sono viaggiatori e guardano le cose con occhi un po' diversi, scelgono le proprie mete dopo accurati studi, e investono giornate nell'ideazione dell'itinerario più adatto.. scrivono non solo delle proprie esperienze ma anche delle proprie emozioni.

 

 

intervista a cura di Simone Novara

 

 

TRAVEL BLOGGER - Elena Zappi e il suo blog di viaggi

Giugno 2016

 

Wainomi TravelBlog è nato dalla mente creativa di Elena Zappi. Laureata in Scienze della Comunicazione, attiva nell’universo della pubblicità, a Milano, ha trovato nel viaggio la sua autentica vocazione. Il suo sito è un vero e proprio invito a viaggiare, dai paesi più esotici alla nostra cara vecchia Europa. Dotata di uno stile sintetico, asciutto, chiaro, quasi giornalistico, i suoi reportage raccontano meticolosamente le sue esperienze in giro per il mondo.

 

1 Chi è per te la figura del travel blogger?

Il travel blogger è un influencer che racconta il mondo attraverso i suoi viaggi e le sue esperienze. Il travel blogger è quella persona che ama il viaggio più di ogni altra cosa al mondo perché la sua sete di conoscenza è più forte di tutto il resto. E’ quella persona che non dorme prima di ogni viaggio perché ha l’ansia della partenza, che ha paura di volare (questa sono io) ma non rinuncerebbe mai a un viaggio, perché viaggiare è sapere.

 

2 Potresti illustrarci il tuo sito?

Il mio blog raccoglie tutti i miei viaggi vissuti in prima persona. Nasce con l’idea di fornire un valido aiuto per chi vuole organizzarsi in autonomia la vacanza ideale. Come tutte le cose l’idea di base non è stata modificata ma il blog ha assunto varie sfumature: mi piace raccontare attraverso diari di viaggio le mie esperienze, creare raccolte fotografiche per far sì che le persone possano viaggiare non solo con le parole ma anche con le immagini.

 

3 Ci parleresti dei viaggi che hai fatto? Quale è stata la meta che ha significato di più per te?

In questi 7 anni ho viaggiato tantissimo in Asia, questo continente dalle mille forme e sfaccettature mi ha regalato fino ad ora i viaggi più belli in assoluto. In Birmania ho imparato che bisogna sempre sorridere perché anche se la vita è dura e difficile, questo popolo ti insegna che va affrontata a testa alta e sorridendo. La Giordania è il paese che più mi ha colpito, il fascino del Medio Oriente, mi attrae moltissimo, avrei voluto scoprire molto sui loro usi e costumi. I veli, i souk, i dolci al miele, la lingua araba sono gli ingredienti di un viaggio da sogno e io per ora ne ho avuto solo un piccolo assaggio.

Il viaggio che in assoluto mi ha rapito il cuore perché ho vissuto a mille ogni secondo di quel viaggio è stata senza ombra di dubbio la Cina. La mia primo volta sulla muraglia cinese, le passeggiate a Shanghai, i mille ravioli mangiati nei mercati di Pechino, le terrazze di riso di Guilin e gli spettacoli acrobatici cinesi sono stati un tripudio di emozioni e di esperienze. Ho amato la Cina e il suo popolo, ho amato l’organizzazione complessa di un viaggio studiato nei minimi dettagli. Un viaggio che ha sancito anche l’inizio della mia avventura come blogger.

 

 

4 Quali sono le peculiarità, secondo te, di un buon travel blogger?

Un travel blogger, deve saper raccontare i propri viaggi, deve essere un supporto al lettore che cerca in quel blogger una fonte d’ispirazione per un viaggio o un aiuto valido e veritiero per organizzare il prossimo itinerario. Un travel blogger deve essere un recensore critico e giusto dei luoghi di cui parla nel blog. Non siamo tutti uguali e non abbiamo tutti le stesse idee, un travel blogger deve saper raggiungere il proprio target di riferimento ma essere anche fonte d’informazione per tutti gli altri.

 

 

5 Ci sveleresti le tua prossime mete?

Partirò a Maggio per Trapani e poi Malta, in giugno sarò nei Paesi Baltici in un viaggio da Vilnius e Riga. In agosto partirò per un viaggio itinerante tra Colombia e Perù. Sarà il mio primo viaggio in Sud America e sono certa che saprà regalarmi grandi emozioni. Sarà un viaggio rigorosamente low cost, ma ben studiato nei dettagli. Ho anche molti altri viaggi già programmati per tutto il 2016 ma non voglio svelarveli tutti, vi dirò solo che tornerò in Africa per un viaggio on the road, farò due viaggi in Nord Europa…

 

6 Come è nata l'idea di aprire un blog di viaggi?

L’idea non è stata proprio mia, molti dei miei amici mi hanno convinto ad aprire un blog per condividere con tutti le mie esperienze di viaggio. Sono sempre stata un organizzatrice maniacale, le mie guide sono piene di appunti e scarabocchi, ho agende e agende di soli diari di viaggio. Perché tenere tutto per me e non condividere questa mia grande passione. Così in un week end piovoso di Novembre nasce Wainomi Travel Blog e ora sono quasi 3 anni di sacrifici, fatiche ma anche di molte soddisfazioni.

 

 

 

intervista a cura di Simone Novara

 

 

TRAVEL BLOGGER - Il travel blogger: Stefano Bagnasco

Aprile 2016

 

Stefano Bagnasco, 27 anni, di mestiere fa il travel blogger. Una scelta, uno stile di vita che lo porta a viaggiare tanto, a confrontarsi continuamente con posti nuovi e persone di altri paesi. Il suo blog, CheckinBlog, propone itinerari, offerte di viaggio e reportage. Con il tempo, Stefano, ha deciso, principalmente, di promuovere Spagna e Scozia. Per quanto riguarda invece il fronte italiano, ha preferito puntare tutto sulla Liguria, senza alcuna discriminazione, da Ponente a Levante; da Sestri Levante, passando per Santa Margherita Ligure-Portofino, a Camogli, dalla bella Cogoleto fino ad immortalare il fascino di Genova.

 

1)Sei appena tornato da un viaggio importante, potresti dirci di più?

Volentieri! Dal 12 al 20 marzo sono stato in Spagna, esattamente in Catalogna, per visitare Girona e poi seguire un itinerario alla scoperta dei luoghi di Salvador Dalí. È stato un viaggio importante perché è stato fatto in collaborazione con l’Ente del Turismo della Costa Brava. Girona, è una città millenaria, dispone di un centro storico circondato da mura. Al suo interno conserva uno dei quartieri ebraici più antichi d’Europa. Ci sono poi località come Púbol, Figueres e Cadaqués che meritano molto più che una sosta grazie ai musei dedicati a Dalí.

 

2)Quale dei tuoi itinerari consiglieresti per chi desidera una fuga dalla quotidianità?

In questo caso vi consiglio le Highlands scozzesi. Sono una regione magica, dove la natura domina incontrastata regalando paesaggi incontaminati e panorami da incorniciare. In particolare, se amate camminare, il Caithness è la zona che fa per voi. È la contea più a nord del paese, si affaccia sul Mare del Nord ed è ricca di percorsi che seguono la linea della costa e da cui si può osservare la fauna locale, con animali rari che si vedono soltanto a queste latitudini. Per me la passeggiata più bella è quella che conduce al faro di Dunnet Head, il punto più settentrionale del Regno Unito: da qui si ammira la Scozia alle proprie spalle mentre davanti si staglia il profilo della costa delle isole Orcadi, distanti circa 6 miglia. Si arriva a questa punta estrema camminando per diversi chilometri sulla strada che conduce proprio al faro. Transitano anche le macchine ma sono talmente poche che quasi non ce se ne accorge!

 

3)Il tuo blog si occupa molto di Liguria, come mai?

Abito in provincia di Alessandria, a pochissimi chilometri dalla Liguria. Oltre ad avere parenti genovesi, da bambino andavo in vacanza coi miei genitori a Diano Marina e poi mi portavano spesso alle Cinque Terre. Passati gli anni, il fatto di avere studiato a Genova ed avere quindi amici liguri mi ha permesso di trascorrere molto tempo da queste parti e di visitare le sue zone più belle. Il tutto muovendomi rigorosamente con i mezzi pubblici, caratteristica che accomuna ogni viaggio ed itinerario raccontato sul blog.

Parlare delle mie giornate in giro tra i borghi più suggestivi della Liguria è una maniera per far conoscere il territorio non soltanto ai turisti italiani (e stranieri) ma pure ai liguri stessi e a coloro che magari adesso vivono altrove ma che portano sempre nel cuore questa regione.

 

4)Hai fatto diversi servizi in Scozia, una città come Edimburgo che cosa ti ha trasmesso?

Ho conosciuto Edimburgo per una vacanza studio, poi l’ho riscoperta come blogger. Ho trovato una città molto accogliente e decisamente a misura d’uomo (è più piccola di Genova) nonostante sia la capitale della Scozia. Mi ha trasmesso quindi molta serenità, grazie anche ai tanti spazi verdi che ne caratterizzano il centro storico e che permettono di scappare dal “traffico”. Edimburgo ha un’atmosfera magica, molto difficile da spiegare ma tutti quelli che la visitano ne rimangono stregati e sognano sempre di tornarci.

 

5)Sei molto attivo sui social, facebook, instagram, twitter, pinterest etc., per un travel blogger quanto è importante essere "social"?

Non credo che oggi esista una professione che possa permettersi di non occuparsi della propria presenza ed attività sui social. Figurarsi i travel blogger. I social sono fondamentali in tre momenti: prima, durante e dopo ogni viaggio.

Prima perché bisogna promuovere i contenuti del proprio blog in modo da creare progressivamente una tipologia di pubblico affine ed essi.

Durante il viaggio è quando solitamente c’è ancor maggior interesse da parte dei fan poiché desiderano scoprire assieme a te la città che stai visitando, li fai viaggiare attraverso le tue parole e le immagini che pubblichi.

Una volta tornati a casa è il momento di raccogliere i pensieri e condividere gli articoli, cercando di far rivivere la propria esperienza a chi li leggerà.

I social sono quindi importantissimi ma dobbiamo sempre ricordarci che sono un mezzo e non un fine, ciò che conta sono sempre i contenuti del blog. Essi sono il legame tra noi ed i nostri lettori, i social sono canali attraverso i quali possiamo diffonderli e farli arrivare a più persone ancora.

 

6)Ci puoi svelare quali saranno le tue prossime mete?

Essendo specializzato in Spagna e Scozia non è molto difficile da immaginare. Dal 20 al 24 aprile sarò a Edimburgo per una fiera riguardante il mercato turistico scozzese e poi ne approfitterò per visitare il Castello che domina la città (ebbene sì, non ci sono ancora stato) mentre un giorno lo dedicherò ad esplorare Aberdour, una cittadina a mezz’ora di treno dove si trova un castello in cui sono state girate alcune scene della serie tv “Outlander”.

A maggio sarò poi a Madrid, dal 21 al 26, principalmente per incontrare diversi amici che vivono lì ma cercherò di visitare anche delle zone e delle attrazioni che ancora mi mancano.

Invece, dal 19 al 28 giugno sarò di nuovo in Scozia per visitarne la costa orientale: Oban ed alcune delle isole Ebridi. Sarò di nuovo a Edimburgo per diverse escursioni nei suoi dintorni.

 

 

 

intervista a cura di Simone Novara

 

 

FUORISALONE 2016 - La self producer designer: Romina Quaglieri

Aprile 2016

 

Ha fatto della sua passione un lavoro concreto. Ha preso la sua creatività e l’ha fatta diventare autentica produttività. Romina Quaglieri si è lasciata alle spalle la professione di perito chimico, per inseguire la sua ambizione. Il suo obiettivo è diventato reale. Ora Romina è interior designer e self producer designer. Eclettica e particolarmente originale, è riuscita a creare un suo brand che porta avanti e sponsorizza con orgoglio e i risultati, negli ultimi anni, sono stati davvero ottimi.

 

Ci potresti raccontare bene in quale ramo del design ti sei specializzata?

Nasco principalmente come interior designer, anche se sono un perito chimico, formandomi presso l’Istituto Callegari Fashion e Design Roma e IED Roma, e sono vice delegata per l’AIPi Milano per il Lazio Abruzzo Molise. In seguito, la mia passione, oltre ad occuparmi di interior, mi ha portato a disegnare prodotti non solo per il cliente ma per il mio brand Romindesign.

 

Ovviamente il mondo del design è in costate cambiamento, secondo te l'interior design, negli ultimi anni, quanto si è trasformato?

Secondo me, come nella moda, l’interior, pur dovendo seguire delle “regole” di base come progettazione degli spazi, a livello di arredo è diventato molto eclettico, libero, nel senso che si passa da ambienti molto minimal ad ambienti dove troviamo di tutto. Come nella moda, ora, non ci poniamo più il problema dell’abbinare le righe con i cerchi o il blu con il nero o il rosso con il marrone, così accade anche negli interni. Molto in voga sono più che mai i rivestimenti a pareti, le grandi immagini accattivanti come punto focale di una stanza, i bagni molto grandi, spazi aperti, open space, ma allo stesso tempo l’aumento della popolazione, sta portando le costruzioni edilizie a generare ambienti sempre piu’ minimi, camere da letto piccole, unico living ed un bagno quanto basta. C’è chi preferisce l’arredo economico, tipo ikea, da integrare con complementi di design meno economici, tipo lampade, puff, accessori vari, chi sceglie arredi e complementi costosi , chi sceglie il fai da te attraverso il riciclo, mobili vintage e di ogni genere, recuperati nei mercatini ed ecco l’Arredo Libero senza regole, ma economico e che non ci sorprende più in quanto oggi tutto è normale.

 

Una tua grande passione è anche la fotografia...

Si, ho frequentato un corso base di fotografia Nikon, in quanto utile per il mio lavoro e grazie al quale sono riuscita ad esprimermi attraverso una mia mostra fotografica “Ballerina Ribelle” nel 2013 a Sora (FR), dove come unica fonte luminosa ho utilizzato la luce solare che entrava da una finestra.

 

Ci parleresti dei tuoi progetti più recenti?

I miei progetti recenti sono legati alla mia collezione Fable Collection come autoproduttrice alla quale mi sto dedicando dal 2012 con la prima produzione di una sedia la Star Chair, collaboro con varie aziende per le quali ho disegnato dai wallpapers alle cucine, da elementi in vetro per arredo bagno a complementi di arredo vari…..e poi progettazione d’interni e collaborazioni varie….

 

Quali sono le tue prospettive future?

Per il futuro sto preparando una nuova collezione di arredo ispirata all’oriente, in particolar modo alle acconciature delle Geishe: Chignon Chair, Cherry Table, Chignon Lamp coordinati con alcuni wallpaper ed in generale spero di far crescere sempre più la conoscenza del mio brand e che il pubblico apprezzi sempre più le mie creazioni.

 

Secondo te in Italia l'universo del design si sta espandendo? Oppure dobbiamo ancora una volta guardare agli altri paesi, che forse dispongono di un mercato più competitivo?

Il design si sta sempre piu’ espandendo certo, e con la nuova corrente degli autoproduttori come me, stiamo aumentando sempre più, l’obiettivo è lo stesso per tutti, ossia farsi conoscere e generare mercati, ossia generare il nostro futuro trasformando la nostra creatività e passione in lavoro, e lo facciamo come autoproduttori perché come ben sapete le aziende anziché collaborare con i giovani stanno chiudendo, i grandi brand non lasciano molto spazio e quindi facciamo tutto da noi, la differenza con il resto del mondo è che loro sono più avanti come apertura mentale e culturale, come propensione, come informazione e come agevolazioni per quei giovani che hanno bisogno di partire con delle start up che ci diano il tempo di lavorare e non con quelle start up che appena parti hai subito tasse tasse tasse da pagare e poi c’è poca informazione sui mercati internazionali, su come gestirli e come muoversi. Quindi in realtà per ora non ci resta che guardare sempre oltre il nostro paese, le statistiche poi ci informano della nostra posizione tra i paesi più avanzati ed evoluti; strano però, la Nazione che tutti invidiano, quella della creatività, della produttività, dell’industrializzazione , della moda e del design dovrebbe essere sempre la prima, noi nel nostro piccolo cercheremo di difendere il nostro Made in Italy invidiato e desiderato da tutto il mondo. I miei arredi sono tutti made in Italy, realizzati in Italia da aziende italiane e con materie prime italiane.

 

 

intervista a cura di Simone Novara

 

 

TRAVEL BLOGGER - Alessio Sebastianelli e il suo essere Ramingo

Marzo 2016

 

Alessio Sebastianelli, in questi anni, si sta affermando nel mondo virtuale, come travel blogger. Reporter assolutamente convincente, attraverso il suo blog, Ramingo Dentro, fotografa e documenta i suoi viaggi.

L’obiettivo, che questo insegnante delle superiori, nato negli anni Settanta, e laureato in astrofisica si è voluto prefissare, è quello di dare più informazioni possibili sui luoghi da lui visitati. La filosofia del suo blog è chiara e concisa: andare alla ricerca di luoghi poco famosi, quasi inesplorati, in modo da scaturire l’interesse dei suoi followers, che già, in rete, sono migliaia. Un giorno, Alessio, sogna di scrivere per guide turistiche rinomate, intanto nella community di trivago è diventato editor. Nel suo sito non si dedica a mete che rischiano di essere terribilmente commerciali. Quindi non troveremo reportage su Parigi, Londra, Barcellona o su destinazioni altrettanto scontate. Insomma Alessio ha preservato, quindi e difende, quel suo “spirito ramingo” che lo contraddistingue; spirito che lo ha portato a Città del Messico, che lo ha condotto in Croazia, in Slovenia, in Serbia e in altri innumerevoli posti, tra cui l’Asia, il continente che predilige. Senza pregiudizi, senza preconcetti, ma con la mente aperta, propria dell’osservatore.

 

 

1- Che cosa significa per te essere un "travel blogger"?

In effetti il blog per me non è un lavoro ma solo un hobby, un modo per dare ordine e tenere vive nella mente le sensazioni vissute durante i miei viaggi e per dare sfogo alla mia passione; però ora, dopo alcuni anni che ho iniziato a scrivere, essere un travel blogger si sta trasformando anche in uno stile di vita, un qualcosa che volente o nolente influenza il mio modo di viaggiare e i miei pensieri quando sono a casa.

 

2- Quali sono le doti "naturali" che deve avere un buon travel blogger?

Curiosità e apertura mentale sicuramente, perché per essere un buon travel blogger bisogna prima di tutto essere un buon viaggiatore, con voglia e capacità di scoprire tutte le varie sfaccettature dei luoghi che poi si andranno a descrivere.

Anche una buona capacità di trasmettere le proprie emozioni non guasta direi, anzi, mi sembra che questa sia forse la principale caratteristica dei blogger con più successo, tra quelli che seguo.

 

3- Nel tuo blog inserisci dei veri e propri reportage di viaggio, da dove scaturisce questa tua passione?

E' una caratteristica che avevo fin da bambino. I miei genitori sono sempre stati dei gran viaggiatori, e lo sono ancora adesso, e già mentre ero in giro con loro in camper amavo cercare informazioni geografiche, turistiche e pratiche, sui posti che visitavamo. Poi, quando ho cominciato a viaggiare da solo, mi è venuto del tutto naturale voler condividere le conoscenze apprese in fase di preparazione e durante il viaggio stesso.

 

4- Chi decide di dedicarsi a questa attività che tipo di rapporto deve instaurare con i social network? Sono di vitale importanza? Oppure c'è il rischio che possano diventare una pericolosa lama a doppio taglio?

I social network non sono solo uno dei mezzi più potenti per promuovere il proprio blog ma, e almeno per me questo è ancora più importante, ti permettono di entrare in contatto e confrontarti con tante altre persone con la tua stessa passione, tanti “colleghi” dai quali trarre spunto, ispirazione e motivi di riflessione, sia per quello che riguarda nuove destinazioni che per il modo di essere travel blogger; quindi si, credo che siano di vitale importanza, soprattutto per chi vuole provare a far diventare un lavoro il proprio scrivere di viaggi. Il pericolo di diventare un po' “schiavi” dei social network c'è, ma se si è una persona equilibrata credo sia un'eventualità piuttosto remota.

 

5- Ci potresti parlare in sintesi di alcuni tuoi servizi?

La maggior parte dei miei post è incentrata sulle informazioni; mi piace scrivere delle vere e proprie guide di viaggio più che dei diari, cose che mi piacerebbe leggere in fase di preparazione di un viaggio. Non sono uno di quei blogger “emozionali”, non mi viene naturale. Da un po' di tempo però ho cominciato a raccogliere in post specifici i brevi reportage che scrivo su facebook ogni giorno, o quasi, mentre sono in viaggio: l'idea mi è venuta quando molti degli amici che ho su quel social network, gente che conosco ma che non frequento abitualmente e che in molti casi il blog non se lo fila nemmeno di striscio, hanno cominciato a fermarmi quando li incontravo per strada per dirmi quanto leggessero con piacere quelle poche righe. Li ho chiamati “istantanee”, e rispetto agli altri post contengono più sensazioni, pensieri e anche qualche fatto curioso che inevitabilmente accade quando si è in viaggio.

 

6- Qual è il paese che ti ha trasmesso di più?

Domanda a cui è difficile dare una risposta unica: per quello che riguarda le suggestioni visive direi la Bolivia; per l'interazione con la popolazione l'Uzbekistan, sono davvero gentili, ospitali e simpatici; per la cultura e i tanti motivi di interesse sicuramente il Giappone, sono davvero innamoratissimo del paese del Sol Levante; per il piacere e la serenità che provo quando percorro le sue strade, la Thailandia e tutto il sud-est asiatico, che passo passo voglio scoprire tutto. In generale penso di poter affermare senza alcuna esitazione di avere il mal d'Asia...e di averlo fortissimo.

 

7- Quali sono le tue prossime destinazioni?

Durante le prossime vacanze di pasqua (io faccio l'insegnante alle superiori, aspetto le vacanze come quando ero ragazzino) andrò a Cracovia, sarà la mia prima volta in Polonia. A fine maggio sarò invece a Cipro per il matrimonio di un amico, e nei pochi momenti di sobrietà proverò anche a scoprire qualcosa sull'isola; tra l'altro sarò in gruppo, e sono più di due anni che non viaggio in compagnia di qualcuno. Il prossimo viaggio “grande” infine sarà in estate: me ne andrò per 40 giorni ad esplorare la Corea del Sud e tornerò anche in Giappone per la seconda volta, concentrandomi più sul nord del paese visto che durante il mio primo viaggio lo avevo completamente saltato.

 

 

intervista a cura di Simone Novara

 

 

SCRITTURA- Jilian Cosci: la sua voglia di scrivere ha contagiato il web

Febbraio 2016

 

Ha un blog e sogna di affermarsi in Italia come web writer. Jilian Cosci sta interpretando al meglio i nuovi mezzi di comunicazione digitale. Versatile nei temi che tratta, sta cercando di farsi conoscere nel mondo della rete. Roma, dove adesso vive, è una delle sue fonti di ispirazione.

 

Da che cosa scaturisce la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce dalla lettura, un dono innato che non sapevo di avere, infatti sono diventata una web writer per un caso fortuito quando risposi ad un annuncio su internet in cui cercavano una web writer, decisi di provare e da allora è un’attività che ho continuato a coltivare non solo nella pratica, ma anche nella teoria, informandomi sui vari metodi di scrittura.

Come definiresti la tua scrittura? Più giornalistica oppure più creativa?

Il mio tipo di scrittura innanzitutto è molto semplice, non è di stampo giornalistico, soprattutto perché ho scritto sempre per il web e mai per il cartaceo, quindi la definirei più creativa. Ho riscontrato che le persone che leggono ciò che scrivo mi dicono che ho un tipo di scrittura che coinvolge il lettore, è semplice, immediata e chiara.

Potrebbe in un futuro diventare la tua occupazione principale?

Magari, mi piacerebbe molto che la scrittura diventasse la mia occupazione principale, proprio perché è un’attività che mi appassiona molto.

Hai un tuo blog: potresti raccontare in breve la tua attività di blogger?

Come web writer molte persone mi chiedevano se avessi un blog e quando rispondevo che non l’avevo, avevo l’impressione che rimanessero male. L’idea di aprire un blog l’avevo già da tempo, ma non l’avevo mai messa in essere, perché volevo diciamo stabilire un piano da seguire non solo per aprire il blog, ma soprattutto per portarlo avanti. Alla fine ho aperto questo blog seguendo il mio istinto, senza alcun piano. Non ha un tema di base, è quasi un diario virtuale, dove riporto cose della vita quotidiana che mi colpiscono, mettendo magari delle mie opinioni personali. Parlo di tutto, dai libri che ho letto, dalle presentazioni dei libri ai quali ho partecipato e che mi hanno colpito, riporto parte di testi musicali, di qualche anno fa, che riportano una situazione tuttora attuale, oltre a scrivere dei post solo personali.

In genere, comunque, parlo della situazione attuale del nostro paese, prendendo spunto da varie fonti, questa è una caratteristica o filo portante del blog se parlo di attualità l’idea parte sempre da un libro, una canzone, un fatto avvenuto in città, e in una città come Roma di avvenimenti ce ne sono molti.

Il nome del blog è 101 anche se il blog http://onehundreddone.blogspot.it/ perché il dominio è onehundreone era già occupato, ma ho voluto mantenere in qualche modo questo nome.

Secondo te in un paese come l'Italia, che ruolo ricopre un web writer/blogger?

A mio parere essere una web writer/blogger, lascia un ampio margine di libertà nella scrittura, rispetto ad essere un giornalista di un giornale cartaceo, anche perché la maggior parte di giornali sono di parte politica, anche se comunque come web writer/blogger si hanno delle regole da rispettare.

In Italia, mi sembra che i web writer/blogger ricoprano un ruolo quasi marginale e quest’attività fatica a crescere, ed ho notato che le persone associano alla scrittura più il termine blogger, che web writer. Spero che con il tempo i web writer/blogger possano ricoprire un ruolo importante e a decollare, anche perché oggi gira tutto sul World Wide Web, e sembra quasi un paradosso che tale attività trova difficoltà ad affermarsi.

Inoltre, essere un web writer/blogger permette anche di essere un nomade digitale, perché è un’attività che non ti costringe a essere in ufficio a una determinata ora e a uscire a un determinato orario, puoi lavorare da casa, da un bar, per strada, o mentre si è in viaggio, l’importante è avere un collegamento internet e con l’evoluzione delle tecnologie oggi si può essere sempre connessi.

Ti piacerebbe in un futuro indeterminato scrivere un libro per una data casa editrice?

Certo, mi piacerebbe moltissimo scrivere un libro per una casa editrice, sinceramente ho già un libro che in realtà è tutto nella mia mente, dovrei solo mettermi davanti al computer e iniziare a scrivere, come scrivo gli articoli per il blog o per i siti con cui collaboro. Quando scrivo ho già l’idea ben chiara nella mia mente, non faccio mai copie, o bozze, inizio a scrivere, rileggo l’articolo, correggo gli errori in genere di battitura, magari modifico una frase e invio l’articolo, dovrei fare la stessa per il libro!

 

Simone Novara

 

 

MUSICA - The General Brothers, una band musicale rock-folk nata nel 2012

Febbraio 2016

 

The General Brothers è una band musicale rock-folk nata nel 2012 grazie alla passione per la musica dei due fratelli napoletani Angelo e Andrea Esposito. A loro due nel corso degli anni si sono aggiunti gli altri tre membri, formando così la band che oggi suona nei locali di Roma, Milano e Napoli. Nel loro background musicale possono già vantare una collaborazione con Phil Palmer e performance live fatte a Barcellona e in Costa Brava. Arriveranno a Milano il 9 il 10 e l’11 marzo. E proprio in questa occasione presenteranno il loro primo album al Nidaba Theatre. Se siete curiosi di ascoltare alcune delle loro canzoni in anteprima potete andare sul sito: www.thegeneralbrothers.com

 

Ciao, come state? Com’è andato il vostro ultimo live?

 

Ciao, siamo stanchi ma felici. Il live è andato bene, abbiamo suonato alcuni dei nostri pezzi originali, fra cui la canzone del nuovo video “Feel the Magic”.

 

A proposito di canzoni: come nascono le parole e la melodia dei testi dei General Brothers?

 

ANGELO: Sono io a scrivere e comporre i testi della band. Il primo brano che ho scritto risale a quattro anni fa, perché dovevamo partecipare a un contest in un locale di Roma, le Mura, dove si richiedeva la presenza di brani originali. Così ho creato le parole e la melodia di “You Found me”, che in questo caso è ispirato ai mie trascorsi di vita. Però non è sempre così, il processo creativo è qualcosa di davvero magico: alle volte arrivano parole dalla quotidianità e altre volte si raccontano storie che si sono vissute in un sogno…

Questa passione per la musica come è nata? I vostri genitori che ruolo hanno avuto? Vi hanno spinti loro a studiare la chitarra e il pianoforte?

ANGELO: La vera passione per la musica mi è nata grazie all’heavy metal e da lì anche la voglia di suonare. La chitarra perché all’epoca avevo un amico che ne suonava una elettrica, me ne innamorai e chiesi a mio padre di averne una. Lui mi comprò una chitarra classica dicendomi che prima avrei dovuto impararla a suonare e che poi sarei potuto passare a quella elettrica.

ANDREA: Da adolescente iniziai a studiare il pianoforte spinto da mio padre, che ne comprò uno. Ma la vera passione mi è nata quando sono stato in America. Quando uscivo la sera e andavo nei locali trovavo sempre dei musicisti molto bravi, per non parlare poi dei live e delle street performance a cui ho assistito a New Orleans. Tornato in Italia, io e mio fratello abbiamo deciso di mettere su un repertorio e di iniziare a proporre il nostro duo per locali. Il definitivo innamoramento per la musica è arrivato quando passeggiando per parco Sempione mi sono imbattuto in un gruppo di musicisti africani che suonavamo le percussioni. La musica tradizionale del continente nero mi ha stregato, e così ho deciso di iniziare a studiare quei ritmi.

All’interno delle canzoni dei General Brothers siete riusciti a portare un po’ di questo ritmo?

ANDREA: Parliamo di ritmi completamente diversi. Ma in alcune canzoni dal sapore latino, reggae o funky, suonando anche le percussioni, riesco a portare dentro un po’ di quel ritmo.

Ho visto che siete stati in Burkina Faso: com’è stato fare quell’esperienza?

ANDREA: Ho organizzato il viaggio col mio maestro di percussioni per approfondire la musica e la cultura africana. È stata un’esperienza bella ma tosta. Le prime due settimane sono state davvero difficili, perché sei messo di fronte alla vera povertà. Molto di quello che diamo per scontato qua, come l’elettricità o l’acqua calda, è privilegio di pochi. Devi avere la capacità di adattarti e di guardare oltre, ma una volta superate queste difficoltà cominci ad apprezzare l’esperienza che stai facendo e la mentalità di quella gente che è molto distante dalla nostra.

Dopo aver vissuto e visto coi vostri occhi la povertà di quella popolazione, avete deciso di impegnarvi in qualche progetto umanitario?

ANGELO: Il nostro aiuto si è limitato al periodo di permanenza in Burkina Faso: abbiamo portato una valigia piena di vestiti e giochi per la comunità del posto. Al ritorno purtroppo siamo stati riassorbiti da una vita lavorativa intensa. Quindi no, al momento non siamo impegnati in progetti umanitari.

Torniamo alla musica: come è nata la collaborazione con gli altri tre membri della band?

ANGELO: Il primo che si è aggiunto è stato il bassista Leonardo che abbiamo conosciuto tre anni fa. Il secondo membro, il chitarrista Riccardo, l’abbiamo incontrato l’estate scorsa a un matrimonio dove suonavamo. Abbiamo poi iniziato a frequentarci musicalmente e grazie a lui siamo arrivati all’ultimo componente, il batterista Umberto.

Dal punto di vista musicale c’è una band o un cantante che vi ha ispirati particolarmente?

ANGELO: Si. I Rolling Stones, perché racchiudono quello che sentiamo. In tutti i lori pezzi si scopre un pezzo sempre nuovo della loro anima. Ecco… questo è un aspetto che ci piace molto e in cui ci rispecchiamo particolarmente.

C’è un posto storico dove vi piacerebbe suonare?

ANGELO: Beh, pensando alle città in cui suoniamo direi il Circo Massimo a Roma e il San Paolo a Napoli.

Fra cinque anni come vi vedete?

ANDREA: Tour mondiale. –Ridono- Quello che sicuramente ci auguriamo è di essere in giro per il mondo a portare la nostra musica.

 

Giorgia Pacione Di Bello

 

 

SCRITTURA - Gino Pitaro: scrittore e molto di più

Gennaio 2016

 

Gino Pitaro è uno scrittore, certamente, eclettico, versatile, che ha saputo creare un suo genere indipendente. Le sue opere sanno mettere a nudo il percorso interiore, quindi psicologico del personaggio in questione, chiamato ad una vera e propria catarsi. Gli scritti di Pitaro hanno il potere di raccontare in maniera fredda, distaccata, con i toni di un crudo realismo le vicende più diverse. Non manca una sferzante ironia, condita da un umorismo intelligente, capace di far riflettere il lettore. Nato a Vibo Valentia, nel 1970, è stato redattore, nonché articolista freelance, inoltre, ha fatto parlare di sé come documentarista indipendente.

Ci potresti parlare delle tue opere più recenti? Come sono nate?

Fino adesso ho scritto tre libri, quindi pur non essendo un esordiente, si tratta di opere che si possono definire recenti, nel senso che tra un libro e l'altro sono trascorsi meno di un paio di anni.

Alcuni autori scrivono un libro e poi magari può passare diverso tempo per una nuova prova, mentre altri avvertono l'esigenza di dare continuità. Nel mio caso specifico i miei romanzi o racconti in parte sono già pronti, non attendono altro che essere messi su carta.

Ho sempre scritto parecchio, anche come redattore e articolista, poi solo dal 2008 ho iniziato a pensare di scrivere dei libri, dando subito sfogo a questa esigenza. Forse è normale che le cose maturino in noi per poi corroborare le nostre necessità espressive, quella che si chiama vocazione. Personalmente gli argomenti o le idee non mi mancano. La mia prima opera è un romanzo tipicamente underground, di formazione, ambientato a Bologna, si intitola 'I giorni dei giovani leoni', il secondo libro è una raccolta di racconti 'Babelfish – racconti dall'Era dell'Acquario', con il quale ho vinto diversi premi e che mi ha dato ottime soddisfazioni. Il terzo, l'ultimo, è 'Benzine'. E' un romanzo ambientato nella periferia romana che poi sfocia nel giallo. Ho voluto caratterizzare una certa Roma , soprattutto l'area nordest, considerata un grande laboratorio sociale. Un luogo dove vivo e che conosco bene.

Quando scrivi ti ispiri ad una letteratura particolare? Sempre in campo letterario hai dei mostri sacri, tuoi, personali?

No, leggo di tutto, proposte dei grandi gruppi editoriali quanto dei piccoli, ma non mi ispiro a nessuno. Ci sono fatti, persone o personaggi, input forniti dalla realtà o da osservazioni personali, che costituiscono la materia della mia narrazione. Probabilmente ci sono delle influenze dovute a tutti i libri che ho letto, a tutto ciò di cui ho fruito, ma sono totalmente inconsce. Quando scrivo non penso a nessuno. Del resto se a mente fredda dovessi pensare a ciò che mi piace si andrebbe su testi estremamente eterogenei. Non ho mostri sacri, ma ho molti libri che mi piacciono. E' divertente però il fatto che alcuni mi attribuiscano delle influenze su modalità narrative e circostanze che invece io so essere ispirati a fatti reali, avvenimenti che mi hanno coinvolto direttamente o indirettamente. Non c'è dubbio che la realtà superi sempre la fantasia, e che la prima è una fonte inesauribile di ispirazioni. Un noto autore una volta mi ha detto che la vita degli scrittori è costellata di grandi avvenimenti o che passano loro vicini. Mi piace questa visione.

Da scrittore come vedi la situazione dell'editoria italiana? La scrittura creativa è davvero morta in Italia?

Intanto in Italia si scrive molto, quindi c'è questa esigenza di comunicare storie, poesie, saggi. Ci sono ottimi scrittori e scrittrici. Io quasi mai mi pento di aver letto un libro. Quand'anche fosse imperfetto e scritto male è raro che non vi trovi motivi di interesse. Si dovrebbe leggere un po' di più, perché leggere è un'avventura straordinaria, che ci arricchisce in tutti i sensi, inoltre è un'attività economica per le tasche. Uno spritz non costa meno di cinque euro e non ci intrattiene più di qualche chiacchiera, piacevole o meno, un libro invece ci accompagna più lungamente, anche nei tempi morti, ci coinvolge intellettualmente ed emotivamente. Occorre anche dire che esistono molti libri letti, anche ebook, che non sono monitorati statisticamente al fine di determinare i dati della lettura.

A livello di scrittura creativa però non farebbe male fare qualche corso di scrittura, per possedere meglio gli strumenti del mestiere. Voglio dire che si fanno corsi di fotografia per apprendere tecniche e modalità. Non troppo di rado a chi scrive gioverebbe apprendere di più qualcosa sull'argomento. In genere poi non si smette mai di apprendere. Apprendere non è una negazione della libertà della scrittura, ma diviene un volano.

Per quello che concerne l'editoria libraria, è un settore in grande riassetto e trasformazione, dove alcuni che lavoravano secondo situazioni consolidate sono andati in crisi, mentre altri si sono giovati delle nuove possibilità e della nascita di specifiche realtà, anche editoriali. La mutazione ed evoluzione coinvolgono anche ai grandi gruppi. Alcuni l'hanno colta prima, altri dopo, altri ancora la devono metabolizzare.

Nelle tue storie chi sono e che caratteristiche hanno i protagonisti?

Caratteristiche e personalità possono variare parecchio. Fino adesso i miei protagonisti spesso sono stati dei solitari sociali, dinamici, estroversi quanto introspettivi, portati all'azione o coinvolti in situazioni inusuali, stimolanti o estreme. In genere sono uomini giovani o meno giovani perché mi viene più facile identificarmi con essi. Le figure femminili e il femminile sono altrettanto importanti e giocano un ruolo di sponda, ma decisivo.

Come definiresti il tuo genere di scrittura?

Narrativa contemporanea sensibile al giallo, al mistery, all'azione quanto all'introspezione, a seconda del libro o racconto. Il tutto agitato e non shakerato da sana ironia e un po’ di umorismo.

Simone Novara

 

 

SCRITTURA - Francesca Papa: una scrittrice a 360 gradi

Gennaio 2016

 

Uno stile scherzoso, scorrevole, animato da un’ ironia ben costruita ed intelligente. Questa è la giusta sintesi per inquadrare il mondo letterario che ha voluto plasmare, a sua immagine e somiglianza, Francesca Papa, con i suoi libri, rivolti in particolar modo ai bambini, ma che anche il pubblico adulto non può non apprezzare. Francesca è di Terracina, in provincia di Latina, laureata in Lettere moderne, dopo aver conseguito un master presso la scuola speciale per archivisti e bibliotecari all’Università degli Studi di Roma La Sapienza, si è dedicata a ciò che sapeva fare meglio, ossia scrivere. Nell’aprile 2006 scrive la sua prima opera: Il Commissario Pongo e il mistero dei gamberetti, un giallo divertente per bambini. Negli ultimi anni la sua produzione letteraria è diventata sempre più corposa, nel 2010 con Photocity ha pubblicato due libri per la categoria Gialli, Noir e Horror: Nero di Bosco e il Baglio segreto. Nel 2011 scrive Kyoko (Un omaggio al Giappone), nel 2012 è la volta di Il ritorno di Pongo (…E Sandrino sta in campana…), nel 2013 c’è posto per Die Doppelgangerin (La Sosia), nel 2014 scrive Chi fermerà il tempo, opere tutte edite sempre da Photocity. Nel 2015 con 13lab Edition Ltd esce Aspettando te, mentre nel corso dell’autunno scorso Francesca si è dedicata alla narrativa più pura, con Slegate per sempre, edito da Youcanprint.

Il commissario Pongo e il mistero dei gamberetti è una storia di fantasia, in cui i protagonisti-animali, si comportano come dei veri e propri esseri umani, come è nata l'idea?

E’ nata in modo assai rocambolesco: osservando le mie tre tartarughe palustri (ora ne ho altre fuori all’aperto), due trachemys scripta e una scripta elegans, durante tutto il giorno; all’epoca, ormai più di 15 anni fa, stavano in una grande vasca di vetro con filtro all’interno di una cameretta in soffitta, dove andavo a studiare e ogni volta, che sentivo un po’ di stanchezza mentale, mi rivolgevo verso di loro e mi scappava sempre un sorriso!

Inoltre con lo stesso interprete esiste un secondo libro Semplicemente...Pongo (Strano caso a Terracilandia), perché hai sentito l'esigenza di scrivere un seguito?

Perché, in fondo, è stata e sarà sempre una delle mie passioni più grandi. Nel senso che sono felice quando scrivo, indipendentemente da cosa!

Questi due libri sono indirizzati soltanto ai bambini? Oppure sono rivolti anche ad un pubblico adulto?

In generale sono destinati ai più piccoli, diciamo dagli 8 ai 10 anni; comunque, per i più grandi che hanno sempre vivo il loro fanciullino, rappresenta secondo me un modo divertente per trovare ogni giorno qualcosa di positivo, al di là delle difficoltà quotidiane di ognuno.

Negli anni è cambiato il tuo modo di scrivere?

Non dovrei dirlo io, ma i miei lettori: chiedendo appunto a quelli più vicini a me, dicono che ho un modo di scrivere più maturo, variegato, pur mantenendo sempre una buona scorrevolezza, spigliatezza e una giusta ironia.

Ci presenteresti le tue ultime opere pubblicate?

Lo scorso anno, il 2015 appena trascorso, ho pubblicato “Aspettando te” con 13labedition editore e “Slegate per sempre” con youcanprint: il primo è un romanzo riassuntivo delle tre avventure del commissario Pongo, mentre il secondo è la sesta storia, giallo per adulti, avente come protagonista la scrittrice Vittoria Palombo e i suoi inseparabili amici.

Come ben sai, l'editoria non sta attraversando un momento facile, specialmente in Italia, secondo te c'è una ricetta per uscire da questo stato di crisi? Oppure dobbiamo appellarci al solito pregiudizio "la gente legge sempre meno"…

Secondo la mia esperienza personale, sono moderatamente ottimista e non intendo mollare mai: in pratica ogni opportunità che può movimentare il panorama editoriale italiano, e non, non deve essere lasciata andare invano!

Quali sono i tuoi progetti futuri nel campo dell'editoria?

Per adesso sto cercando di diventare una brava e competente articolista/blogger. Infatti attualmente scrivo per www.urbanmirrors.com; a breve usciranno due interviste su www.unfolding.roma.com E’ un campo nuovo per me e quest’avventura mi sta portando sempre nuovi stimoli e curiosità. Contemporaneamente continuo a promuovere i miei libri, su internet e nei concorsi letterari in giro per l’Italia.

Simone Novara

 

 

FOTOGRAFIA - Irene Figone: l’ultima rivelazione della fotografia italiana

Gennaio 2016

 

Irene Figone è una fotografa freelance, di soli 24 anni, nata a Sestri Levante; è, a tutti gli effetti, un talento precoce che fa della sua arte immaginativa un lavoro, una passione, uno stile di vita concreto. In questi mesi ha preso parte a diversi concorsi fotografici indetti dal National Geographic, ha, inoltre, un profilo sul sito 500 px, una delle community fotografiche più frequentate specialmente dai professionisti del settore. La fotografia della Figone colpisce per il suo realismo; non solo, il bianco e nero sa parlare attraverso le saturazioni e i contrasti. Emerge uno spiccato interesse verso la ritrattistica: i volti hanno carattere e un particolare spessore emotivo, informali, colti nella loro più profonda naturalezza. La città su cui l’artista del Levante ligure concentra maggiormente i suoi sforzi è senz’altro Genova.

La tua base è a Genova, cosa significa per te fotografare la Superba? 

Genova è la mia città “d'adozione”: ho frequentato l'università qui e in cinque anni ho imparato a conoscerla e ad amarla. Genova è un città che ha tantissimo da offrire e un grande potenziale, peccato che a volte ciò non venga colto. Fotografarla significa perdersi per le sue piazze e vie, e provare a conoscere le persone che la abitano. Forse per me fotografare Genova significa riscoprire (e far riscoprire) la sua bellezza e la sua vitalità.

Parliamo dell'Italia: i tuoi scatti hanno immortalato Mantova, Firenze, Trieste, Verona, ci racconti come è stato fotografare queste città? 

Sono città assai diverse fra loro; ognuna ha le sue precise caratteristiche, e una diversa sensibilità. Fotografare mete così differenti significa cambiare ogni volta punto di vista, resettare ogni percezione dello spazio e ricominciare da capo: solo così si riesce a cogliere la peculiarità di ogni cittadina. Dovendo fare una scelta la città che, dal punto di vista fotografico, mi ha dato più soddisfazioni, è sicuramente Trieste: forse è dipeso dal fatto che ero più grande e più “matura” dal punto di vista fotografico, o semplicemente è stato un “colpo di fulmine” fra me e questa bellissima città. Lo stretto legame che unisce dal punto di vista architettonico Trieste e il mare, e il melting pot di diverse etnie all'interno di questa succedutesi nei secoli l'ha resa un soggetto particolare e interessante da fotografare.

Sei stata anche all'estero, alcuni tuoi servizi sono incentrati proprio sull'Austria: Innsbruck, Salisburgo e Vienna, attraverso le tue immagini traspare il fascino della Mitteleuropa, che tipo di esperienza hai vissuto?

In realtà sono stata troppo poco a Vienna per poter affermare di aver immortalato al 100% il suo spirito: una capitale europea meriterebbe più di una settimana, per poterla visitare appieno, e passare più e più volte nello stesso posto, ma con una luce diversa, un tempo diverso ecc. Detto ciò, se da un lato la capitale austriaca è per certi versi una sfida, ovvero quello di riuscire a immortalare la grandezza architettonica asburgica in tutta la sua magniloquenza, Salisburgo e Innsbruck sono dei piccoli “gioielli”, due realtà in cui è molto facile calarsi. Salisburgo ha una sua personale poesia: nel tentare di fotografarla al meglio ho cercato di rendere l'idea di una sorta di “villaggio delle favole”, con i suoi eleganti ponti e il castello arroccato, perché è questa la prima impressione che si prova quando si giunge in questa città. Innsburck invece è un paese di montagna: qui il connubio fra natura e prodotto umano è molto stretto, e il bello è stato proprio quello di riuscire ad immortalare questo legame nel migliore dei modi.

A Salisburgo ti sei occupata anche di fotografia faunistica, un tipo di fotografia naturalistica tecnicamente molto difficile, come è stato? 

La difficoltà non sta tanto dal punto di vista tecnico, rispetto alla fotografia naturalistica in generale, quanto nella pazienza che bisogna avere e la capacità di “cogliere l'attimo”: non puoi chiedere a un animale di voltarsi nella tua direzione, di mettersi in posa o di sistemarsi in un punto migliore. Il fattore distanza, che è necessario mantenere nel momento in cui si cerca di immortalare una specie pericolosa, o in generale per non spaventare un animale e metterlo in fuga, può essere corretto da una focale come un 55-300mm; con il diaframma a 1.4 (priorità diaframma), ho avuto la fortuna e il piacere di riuscire ad immortalare specie diverse e ho ottenuto diversi primi piani interessanti. Cercando di non sbilanciarmi, oserei dire che è un ramo della fotografia che mi entusiasma molto.

Hai un profilo personale su 500 px, il portale di photosharing più in voga negli ultimi anni, come funziona? Questo ha un'effettiva utilità per un fotografo che vuole farsi conoscere?

500px può essere una buona vetrina ma, come altri social, devi necessariamente “farti vedere” in rete, ovvero interessarti al lavoro degli altri fotografi, fare apprezzamenti, seguirli. E' simile al social Instagram: puoi mettere “mi piace”, hai dei followers. Su 500px una percentuale importante è tuttavia la visualizzazione, come capita nei siti privati; in base ad essa la foto pubblicata ottiene un upcoming. La differenza, rispetto a Instagram, è che 500px ha un profilo più professionale. L'importante è ottenere una sempre maggiore visibilità; inutile dire che più social sfrutti, collegandoli anche fra loro tramite link, maggiore è il bacino di utenza che puoi ottenere. Una procedura simile è abbastanza necessaria dal momento che 500px è un sito utilizzato da un gran numero di appassionati e professionisti, e in un primo momento ci si può sentire come uno dei tanti pesciolini in mezzo all'oceano.

Che cos'è per te la street photography?

La street photography per me significa cercare di cristallizzare in uno scatto un momento di vita. Ci sono attimi unici e irripetibili, espressioni, movimenti che possono raccontare una storia. Il bello è cercare di immortalarli e condividerli, comunicando sempre qualcosa; non è facile fare della street photography interessante e in grado di emozionare un osservatore, ed è proprio questo l'obiettivo che mi pongo ogni volta che scendo in strada con la mia macchina fotografica.

Simone Novara

 

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