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Le migliori novità di ARTE :

 

ARTE - Leonid Afremov e il suo impressionismo moderno

11.03.2017

Leonid Afremov è un pittore impressionista moderno, nato a Vitebsk (Bielorussia, ex URSS) il 12 luglio del 1955 da genitori ebrei. Conosciuto come artista indipendente, che promuove e vende il suo lavoro principalmente su internet, Afremov ha uno stile inconfondibile. L’uso di una spatola per dipingere e di colori ad olio, rendono i suoi quadri (paesaggi, scene cittadine e marine, ritratti) immediatamente riconoscibili. Leonid, appassionato d’arte fin da piccolo e incoraggiato dai genitori che ne riconoscono il talento, studia arte e grafica presso la scuola d’Arte di Vitebsk dove consegue ottimi risultati. In questi primi anni di formazione, scopre le opere di pittori quali Picasso, Dalì, Chagall (nato anch’egli a Vitebsk) e Modigliani che influenzano le sue prime opere e approccia quella che è una delle correnti pittoriche più famose nel panorama artistico mondiale: l’Impressionismo. A New York le gallerie d’Arte mostrano maggior interesse per i dipinti a tema ebraico e per i ritratti dei grandi musicisti, limitando così la vena creativa di Leonid che si trova, costretto da esigenze materiali, a limitare la sua produzione in base alla richiesta e alle aspettative del pubblico americano. Quando si trasferisce a Fort Lauderdale (Florida) la situazione non è diversa, le gallerie sono interessate solo ai lavori che hanno un riscontro sul mercato e che possono essere venduti senza problemi. La svolta per Leonid Afremov si presenta nel 2004. Il figlio Boris pensa di promuovere le opere del padre su internet, tramite il sito di compravendita eBay. Il successo finalmente sorride a questo artista, le vendite e gli apprezzamenti per il suo lavoro crescono esponenzialmente e Leonid può permettersi di dipingere ciò che desidera. Le sue opere, definite in vari talk show rilassanti, vengono usate in psicoterapia per la riduzione dello stress. Nel 2007 Leonid Afremov promuove il suo sito personale, gestito dai figli. I suoi quadri, dai colori caldi e accesi, catturano l’attenzione dello spettatore trasmettendo sensazioni ed emozioni, lasciando alla sensibilità di ognuno l’opportunità di immaginare la storia che si racconta in silenzio nel quadro. Vari i soggetti dipinti: animali, ballerini, musicisti, fiori e oggetti comuni, città e tantissimi paesaggi ove diverse figure, più o meno solitarie, passeggiano sotto una calda pioggia di colore che non comunica tristezza o solitudine, ma che lascia pensare e sperare che per tutti esiste una via illuminata da mille splendenti luci.

 

Simone Novara

 

 

ARTE- Manet e la Parigi moderna dal 8.3.2017 al 2.7.2017 a Milano

06.03.2017

 

La mostra Manet e la Parigi moderna che apre l’8 marzo a Milano al piano nobile di Palazzo Reale – fino al 2 luglio – intende raccontare il percorso artistico del grande maestro (1832-18823) che, in poco più di due decenni di intensa attività, ha prodotto 430 dipinti, due terzi dei quali copie, schizzi, opere minori o incompiute. Un corpus in sé affatto esteso, ma in grado di rivoluzionare il concetto di arte moderna. Una vicenda la sua, che si intreccia a quella di altri celebri artisti, molti tra loro compagni di vita e di lavoro di Manet, frequentatori assieme a lui, di caffè, studi, residenze estive, teatri.

 

Le opere presenti in mostra arrivano dalla prestigiosa collezione del Musée d’Orsay di Parigi: un centinaio di opere, tra cui 55 dipinti – di cui 17 capolavori di Manet e 40 altre splendide opere di grandi maestri coevi, tra cui Boldini, Cézanne, Degas, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Signac, Tissot.

 

Alle opere su tela si aggiungono 10 tra disegni e acquarelli di Manet, una ventina di disegni degli altri artisti e sette tra maquettes e sculture.

 

Promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, curata da Guy Cogeval, storico presidente del Musée d’Orsay e dell’Orangerie di Parigi con le due conservatrici del Museo Caroline Mathieu, conservatore generale onorario e Isolde Pludermacher, conservatore del dipartimento di pittura, l’esposizione intende celebrare il ruolo centrale di Manet nella pittura moderna, attraverso i vari generi cui l’artista si dedicò: il ritratto, la natura morta, il paesaggio, le donne, Parigi, sua città amatissima, rivoluzionata a metà ‘800 dal nuovo assetto urbanistico attuato dal barone Haussmann e caratterizzata da un nuovo modo di vivere nelle strade, nelle stazioni, nelle Esposizioni universali, nella miriadi di nuovi edifici che ne cambiano il volto e l’anim

Redazione

 

ARTE- Il bar delle Folies-Bergère di Manet

01.03.2017

Il bar delle Folies-Bergère (Le bar aux Folies Bergère) è un dipinto realizzato dall’artista francese Edouard Manet, nel periodo che si snoda tra il 1881 e il 1882. Si tratta di un dipinto realizzato a olio su tela delle dimensioni di cm 96 x cm 130 e conservato a Londra, presso la Courtauld Gallery. Quest’opera è senza dubbio il testamento del pittore, poiché ne mostra l’evoluzione del percorso artistico, passando dall’amore realistico per il quotidiano, al gusto per la natura morta; dall’uso di colori piatti e senza chiaroscuro alla suggestione delle luci riflesse nello specchio dietro al bancone. Assistiamo ad una vera e propria adesione piena dell’autore allo stile impressionista, che Manet aveva contribuito a far nascere, ma dal quale aveva sempre mantenuto le distanze. Ci troviamo in un ambiente alla moda raffigurante la borghesia parigina del tempo nel vasto salone delle Folies-Bergère. L’impressione che traspare è quella di trovarsi di fronte ad una scena convenzionale, in cui la cameriera Suzon si trova al centro del dipinto e ci sta guardando con un’aria decisamente assorta. La barista è rappresentata, anch’essa con uno sguardo triste e assente, incurante del rumore che la circonda dato dalla folla che è presente nel locale, simboleggiando la metafora della crisi sociale dei tempi dell’industrializzazione.

Simone Novara

 

ARTE- La Sala dei Giganti a Mantova

27.01.2017

Se si va a Mantova sicuramente non si può rinunciare ad una visita a Palazzo del Tè. Al suo interno la sala più rappresentativa è, senza dubbio, quella dei Giganti di Giulio Romano. Opera magniloquente, che mette in scena, quasi come un film, eventi fortemente legati fra loro. Nella parte più alta troviamo raffigurato il Concilio delle Divinità Olimpiche. Emerge su tutti Zeus, più defilato anche il re dei mari Poseidone; gli dei del Pantheon greco sono in attesa dell’attacco dei Titani. Zeus viene raffigurato una seconda volta: intento a scagliare fulmini contro i nemici. I Titani sono destinati a perdere questa battaglia. Infatti nelle parti inferiori della sala possiamo vedere i Titani crollare sotto i colpi di Zeus. Alcuni sono morti, altri bloccati dalle macerie. I Titani che sono bloccati tra le macerie di alcuni edifici, secondo alcuni studi vogliono alludere alla caduta della torre di Babele. Torre, che secondo la tradizione, è stata costruita dai cristiani per volersi avvicinare a Dio. Un’azione empia, punita con la distruzione dell’edificio e la confusione delle lingue. Troviamo quindi in questa opera un punto di incontro tra il mondo greco e quello cristiano. Giulio Romano, autore della sala, mette così in piena armonia la mitologia greca e pagana con la morale cristiana. Simone Novara

 

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ARTE - Capolavori confiscati alla mafia a Reggio Calabria

11.05.2016

Un de Chirico in cucina, due Fontana in soggiorno, Guttuso, Dalì, Sironi e Carrà affastellati a decine sulle pareti di casa, anche in bagno. O parcheggiati nelle altre dimore da mille e una notte del boss, a Reggio, Roma, Parigi. Non è detto che il re del videopoker Gioacchino Campolo fosse veramente un esperto d'arte, tanto più che diverse volte è caduto suo malgrado nella trappola dei falsari. Di certo comprava per investire le enormi fortune accumulate con lo sfruttamento delle slot. E di solito sceglieva il meglio. Sequestrata in via definitiva dallo Stato, la sua incredibile collezione torna ora alla collettività, fiore all'occhiello del grande Palazzo della Cultura che dal 7 maggio apre le porte a Reggio Calabria, con i tesori strappati alla mafia e non solo. «Questo è lo stato che vogliamo», sorride orgoglioso l'assessore provinciale alla cultura e alla legalità Eduardo Lamberti Castronuovo. Per lui, che insieme con il presidente della provincia Giuseppe Raffa ha chiesto da subito al giudice l'affidamento delle opere sequestrate al boss e che già qualche anno fa era riuscito a portarne in mostra una parte nelle sale del Museo Archeologico ancora orfane dei Bronzi di Riace, questo palazzo di proprietà pubblica a Reggio Calabria è un po' la realizzazione di un sogno. Perché qui, tra le sale di un ex brefotrofio degli anni Venti imbiancate e tirate a lucido da uno stuolo di volontari, le tele confiscate al boss hanno trovato finalmente una casa permanente, protette da sistemi di vigilanza degni di un bunker (la cosa su cui si è investito di più) e restituite per sempre alla comunità, con la cura scientifica della soprintendenza. Una sfida vinta, quindi. E non la sola. Perché nei quattromila metri quadrati della struttura con le finestre affacciate sull'Etna, un intero piano è dedicato alla strepitosa collezione 'San Paolo', con una serie di icone russe da urlo e il San Giorgio in campo d'oro un tempo attribuito ad Antonello da Messina, con il volto sfregiato come si ritrova in tante effigi di santi in una terra bersagliata dalle invasioni turche. («ti cumbinasti comu i santi i Riggiu» recita non a caso un proverbio locale).

Messa insieme fino al 1995 da Francesco Gangemi, parroco della Chiesa di San Paolo appunto, anche questa collezione - che da tempo aspettava di trovare una sede adeguata - vanta tra i suoi tesori opere uniche, come una Madonna con Bambino di Cima da Conegliano, per esempio. E addirittura un bozzetto di Raffaello.

Tant'è, l'orgoglio di Lamberti Castronuovo è anche per lo spazio offerto a 250 artisti della città chiamati ad esporre le loro opere, «con l'unico obbligo - sottolinea - di sostituirle con frequenza, come minimo ogni sei mesi». E per la Biblioteca, che ospiterà la donazione Calarco, inestimabile raccolta di libri rari dal Sette all'Ottocento. Mentre l'ultimo livello è dedicato al bergamotto, eccellenza e vanto della produzione reggina: «Un museo nel museo, che mette in mostra i macchinari e illustra come funziona l'estrazione di questo agrume tipico che oggi sta vivendo una nuova popolarità, diventato importante anche per la gastronomia». Per le opere strappate al boss (oltre ai capolavori del Novecento, tra cui una bellissima piazza di De Chirico, anche una sezione del Sei-Settecento) un'ottima compagnia. «Un segnale e un monito, il simbolo del recupero di un patrimonio restituito alla comunità», ripete l'assessore, precisando che l'ingresso sarà gratuito. Sabato 7 quindi si apre, con un battaglione di giovani guide preparate per raccontare in inglese, francese e spagnolo, «ma anche tedesco e arabo», che arte e cultura sono l'arma più forte della lotta per la legalità. Simone Novara

 

TEATRO - A Trieste arriva il grande teatro

28.04.2016

Di David Grieco; con Massimo Ranieri, Libero de Rienzo, Roberto Citran, Milena Vukotic, Matteo Taranto Italia, 2016, 100' prima visione in occasione della mostra fotografica/documentaria “Zigaina e Pasolini: in scena” Nell’estate del 1975, Pier Paolo Pasolini è impegnato al montaggio di uno dei suoi film più discussi, “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, e nella stesura del romanzo “Petrolio”, un atto di accusa contro il potere politico ed economico dell’epoca. Intanto, da mesi ha una relazione con Pino Pelosi, un giovane sottoproletario romano che ha legami con il mondo criminale della capitale. Una notte, alcuni amici di Pelosi rubano il negativo di “Salò” e chiedono un riscatto esorbitante. Il loro vero obiettivo non sono i soldi, ma uccidere Pasolini. "Ho conosciuto Pier Paolo Pasolini quand’ero bambino. Per me, era un amico di famiglia. Anni dopo, Pasolini mi ha voluto come attore in Teorema e poi mi ha chiesto di fare da assistente a Maria Callas per Medea. Infine, mi ha proposto come sceneggiatore al suo maestro e discepolo Sergio Citti, con il quale ho scritto in seguito numerosi film. Dal 1970 in poi, quando sono diventato un giornalista dell’Unità, Pasolini mi ha scelto come intervistatore privilegiato e mi ha affidato spesso, con discrezione, domande e messaggi indirizzati al PCI di Enrico Berlinguer. Il 2 Novembre del 1975, quando il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini è stato trovato nello sterrato dell’Idroscalo, fui tra i primi a giungere sul posto...". (David Grieco, note di regia). organizzazione: Bonawentura in collaborazione con La Cappella Underground e Casa del Cinema di Trieste Ingresso € 5,00. Simone Novara

 

ARTE - Trieste ospita l’arte e la cultura giapponese

14.04.2016

Per festeggiare i 150 anni dei rapporti diplomatici internazionali e commerciali tra Italia e Giappone Wunderkammer dedica, a partire da domenica 10 aprile, un’intera settimana alle tradizioni, alle arti e alle musiche di questo antico Paese attraverso spettacoli ed eventi dalle varie contaminazioni. Si parte quindi domenica alle 18 al ristorante “Trattoria ai Fiori con l’inaugurazione (a ingresso libero) della mostra fotografica WunderCamera, con foto di Roberto Srelz, Serena Bobbo, Lorenzo Spadaro e Giuseppe Galatti Garitta, e con la degustazione di sakè, bevanda sacra per il Giappone, a cura di Giovanna Coen dell’associazione Ykiat nel corso della quale verrà illustrata la storia e il metodo di produzione, veramente unico, di questa particolare bevanda.

Lunedì 11 aprile, sempre alle 18, alla LuxArtGallery di via De Rittmeyer 7/a (ingresso libero) si è tenuta la “Danza d’inchiostro”, un’esibizione di shodo(calligrafia giapponese) del maestro Enrico Viola. Nel suo significato di “via" alloshodo viene riconosciuta una valenza sociale ed educativa, con le caratteristiche di una vera pratica etica che sono proprie a tante arti tradizionali giapponesi. Quando guardiamo a un’opera di calligrafia non ci troviamo soltanto davanti a una scrittura, né a un dipinto, ma a segni resi in maniera fortemente espressiva e dunque fortemente legati al gesto. Tra gli appuntamenti in programma, in collaborazione con l’Ert, c’è stato il concerto di Sayuri Nagoya, vincitrice della Rome International Fortepiano Competition, nella Basilica di San Silvestro il 12 aprile alle 20.30 (biglietti su Vivaticket) e lo spettacolo “Noh - Bach” che vedrà il 16 aprile al Teatro Rossetti (inizio alle 21), uno splendido Frederick Haas dialogare, attraverso il clavicembalo, insieme all’arte della spada del maestro Masato Matsuura (biglietti al Ticket Point e Teatro Rossetti). Il Teatro Noh, fondato in Giappone nel 14° secolo, è una delle più antiche arti performative al mondo, designato come patrimonio intangibile dell’umanità dall’Unesco. La sua gestualità si è evoluta costantemente dalle origini fino al Periodo Edo, contemporaneo al nostro barocco. Tra gli appuntamenti non mancheranno workshop, una conferenza-spettacolo sul teatro No e sull’aikido a cura di Ykiat e, ancora, una degustazione di thé con la collaborazione di Tea Time, la proiezione al Cinema dei Fabbri di “Kagemusha, l’ombra del guerriero” e lo showcooking e cena di cucina giapponese con il maestro Tatsumoto Katsuya alla Trattoria ai fiori “Il gusto del Giappone: sushi e dintorni” il 17 aprile alle 18. Simone Novara

SOCIETA' - Dopo vent’anni torna l’esposizione internazionale della Triennale

04.04.2016

Dopo vent’anni torna l’esposizione internazionale della Triennale. Dal 2 aprile al 12 settembre, torna a Milano, la grande manifestazione che per oltre 5 mesi racconterà la storia, il presente e il futuro del design. Il sipario si apre per la XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano dal titolo 21st Century. Design After Design. Tutti le mostre, eventi, festival e convegni saranno ospitati non sono delle sale della Triennale, altri spazi della città, dal Palazzo dell’Arte in viale Alemagna alla Fabbrica del Vapore, dall'Hangar Bicocca ai campus universitari del Politecnico e dello Iulm, dal Museo della Scienza e della Tecnologia al Mudec, dal Palazzo della Permanente al Museo Diocesano, da Base Milano nello spazio Ex Ansaldo fino ad arrivare alla fantastica e prestigiosa Villa Reale di Monza, e per l'occasione, la riapertura straordinaria di due padiglioni di Expo. Un fantastico viaggio tra il design, l’innovazione e la cultura.

Rosanna Di Franco

SOCIETA' - Il museo di storia naturale di Milano

04.04.2016

Il Museo di Storia Naturale è il più antico museo civico milanese ed è oggi il centro delle attività del Giardino delle Scienze, che comprende due grandi laboratori didattici. Una sala molto interessante per gli appassionati di scienza, sembra essere quella degli invertebrati inferiori, molluschi e artropodi (Sala 10). La sala illustra alcuni aspetti di anatomia, morfologia e biologia degli invertebrati inferiori, dei molluschi e degli artropodi, insetti esclusi. Chi invece è un appassionato dei paesaggi del nostro pianeta è consigliato le esposizioni del primo piano, dedicate alla zoologia dei vertebrati che si sviluppano in dodici sale. Numerosi spettacolari diorami illustrano i principali ambienti naturali del mondo, costituendo nel loro insieme un’esposizione unica, per ampiezza e rappresentatività, nei musei naturalistici italiani. Le ricche esposizioni del Museo di Storia Naturale sono state create in modo da permettere percorsi didattici a vari livelli di approfondimento all’interno delle varie sezioni, ma anche un ampio percorso naturalistico, a vocazione ecologico-evoluzionistica, di grande attualità. Questo Museo rinnovato e modificato nel tempo è l'ideale per insegnanti alla ricerca di una gita ricca di colori e temi da affrontare in classe, per genitori che non sanno come intrattenere i propri figli il sabato e la domenica e per tutte quelle persone curiose e interessate della vita. Giulia Casini

SOCIETA' - Una nuova domenica di cultura a Milano

03.04.2016

Come ogni prima domenica del mese, torna, il 3 aprile, “Domenica al Museo”, l’iniziativa del comune di Milano e del Mibact che prevede l’apertura gratuita di tutti i musei in città. Sarà quindi possibile visitare la Pinacoteca di Brera, i Musei del Castello Sforzesco, Museo del Risorgimento, Palazzo Morando, Galleria d’Arte Moderna, Museo Archeologico, Museo di Storia Naturale, Acquario, Museo del Novecento e Museo della Pietà Rondanini, Casa Museo Boschi Di Stefano e Studio Museo Francesco Messina. Un grande evento verrà messo in scena al Palazzo Reale, dalle ore 16 alle ore 18, la grande mostra “Umberto Boccioni. Genio e memoria” attori e danzatori della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Fondazione Milano metteranno in scena un performance unica. Sarà lo stesso Boccioni, interpretato dai due attori, che accompagneranno il pubblico nel percorso della mostra. Rosanna Di Franco

MILANO CITTA': spasso nell’arte a da Mirò a Boccioni, ecco le mostre imperdibili

Aprile 2016

A Milano stanno avendo luogo alcune mostre imperdibili, prima fra tutte “Joan Mirò. La forza della materia”, un’ampia esposizione di opere realizzate dal grande esponente surrealista tra il 1931 e 1981. Visitabile fino all’11 settembre 2016 al MUDEC (Museo delle culture), la mostra retrospettiva sul grande catalano, vuol far luce sul processo di semplificazione della sua arte arrivando al “primitivo”, con i suoi quadri dai colori e dalle forme sognanti che guardano a Kandinskji. La poesia incantatoria che si sprigiona dalle sue opere, è il risultato di un rapporto intenso con la materia che per Miró è fondamento stesso dell’arte. L’ampia selezione dei capolavori esposti, provengono dalla collezione della Fundació Joan Miró di Barcellona e da quella della famiglia dell’artista. Altra mostra raccomandata è “Umberto Boccioni (1882-1916), Genio e Memoria”, realizzata nell’anno del centenario dalla sua morte, e che sarà visitabile a Palazzo Reale fino al 10 luglio prossimo. Il pittore e scultore italiano, fortemente legato a Milano, divenne simbolo del Futurismo e dell’avanguardia italiana, innovando il linguaggio artistico. Il percorso espositivo mostrerà la grande versatilità dell’artista, partendo dai suoi esordi, passando per il divisionismo ed espressionismo per poi approdare al futurismo. Una mostra ricca che si avvale di prestiti eccellenti, infatti si potranno ammirare ben 280 opere, tra disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri e documenti inediti. Infine, sempre a Palazzo Reale, avrà luogo fino al 5 giugno 2016 la mostra “Simbolismo. Dalla Belle Époque alla Grande Guerra”. Un’occasione unica per immergersi in una corrente artistica tra le più originali della storia dell’arte, che coinvolgerà il visitatore in atmosfere irreali, sognanti e bizzarre. L’arte e l’artista simbolista parlano di emozioni e sensazioni recondite, che si nascondono all’interno dell’essenza delle cose, in un mondo “sotterraneo” che si cerca di riportare alla luce. Le opere di Segantini, Redon, Bocklin, Moreau, James Ensor saranno affiancate dalle poesie del grande Baudelaire, e dalle musiche allucinatorie di Wagner o Debussy, per un’immersione completa nel percorso espositivo. Stefania Accosa

 

 

ARTE - La cultura greca e il concetto del limite: spunti per una moderna pedagogia

Marzo 2016

Cos'è il limite proprio di ciascun essere umano e perché è importante riconoscerlo?

Il limite consiste in tutto ciò che, per caratteristica biologica, fisica, intellettuale, ciascun essere umano non è propenso a fare.

Il nostro corpo e la nostra mente ci offrono vastissime potenzialità, che però hanno un limite, costituto da ciò che non siamo, per natura, predisposti a fare, oppure da ciò che non possiamo fare a causa di divieti socialmente imposti (ad esempio non posso usare la mia forza fisica per maltrattare una persona, o non posso sottomettere gli altri a tutti i miei desideri).

Nella Grecia di Omero l'idea che ogni essere umano avesse un limite era già condivisa e faceva parte del pensiero collettivo; le Moire, ad esempio, erano le divinità che personificavano il destino ineluttabile di ogni singolo individuo, destino che nemmeno gli Dei potevano cambiare.

Anche gli Dei, quindi, erano soggetti alle Moire, e non potevano loro opporsi; e a maggior ragione lo erano i mortali, fra cui spiccavano per prodezza e forza gli eroi, i quali non potevano che soccombere di fronte al limite assegnato loro dal destino. E le Moire sono la rappresentazione mitica dei limiti che ciascun essere umano è tenuto a rispettare.

A riprova di questo modo di pensare, nell'Iliade viene narrata l'aristìa di Achille, l'eroe della dismisura, che, per vendicare la morte dell'amico Patroclo, "eccede il limite" facendo strage di troiani, e provocando così l'ira del fiume Xanto. Quest'ultimo, che rappresenta una divinità, interviene sdegnato contro di lui: "Terribile allora intorno ad Achille si levò un torbido flutto, e la corrente spingeva, scrosciando contro lo scudo..." (libro XXI v 240-241).

L'Ulisse di Dante, altro personaggio famoso, si inabissò con la sua nave, perché aveva superato il limite delle Colonne d'Ercole.

Per i Greci, quindi, l'idea che ogni essere umano avesse un limite, fisico, intellettuale e sociale, che non può essere superato, era già consolidata, e veniva espressa attraverso questi ed altri casi mitologici e letterari.

È doveroso, a questo punto, fare un confronto fra l'antico pensiero greco e quello diffuso fra le nostre giovani generazioni, che invece sono abituate a non riconoscere i propri limiti, andando così incontro a molti dolori che invece, con un po' di riflessione, potrebbero essere evitati.

Come mai non si riconoscono più i propri limiti, o, per meglio dire, non si accettano e si ignorano?

La prima causa del non riconoscimento dei propri limiti risiede nel sistema creato dall'odierna società dei consumi, che spinge ad eccedere consumando sempre di più; e non importa se per fare questo si violano i limiti della propria efficienza, pretendendo di essere produttivi anche quando le forze non ce lo consentono, o se si violano i limiti dell'ambiente, devastandolo (a questo proposito si legga il mio articolo intitolato "Perché tante stragi?").

La seconda causa è invece il frutto di una disgraziata politica messa in atto negli anni passati, politica che ha diffuso il concetto "tutti siamo uguali, tutti possiamo fare tutto".

Tale politica, agevolata sicuramente dall'illusione provocata dalla moderna tecnica (ad esempio tutti possono fare i fumettisti, tanto ci sono i computer), aveva due obiettivi: il primo mirava a raccogliere voti attraverso la gratificazione elargita alle persone, il secondo a massificare e livellare la popolazione per gestirla più facilmente. Chi non riconosce i propri limiti, infatti, non riconosce nemmeno le proprie qualità e si rende, pertanto, uguale agli altri.

Come ho già scritto presentando un saggio di Umberto Galimberti "il finto egualitarismo porta spesso a non accettare il successo degli altri, perché erroneamente li crediamo uguali a noi, anche se non è vero. Alla base della vita c'è invece la differenza, inizio di ogni cosa, sommo bene. È giusto e intoccabile il principio che rende gli uomini uguali di fronte alla legge, ma questo sacro retaggio del diritto moderno non implica che siamo tutti psicologicamente uguali, ma solo che, a parità di reato commesso, dobbiamo essere giudicati alla stessa maniera, indipendentemente dalla classe sociale e dalla razza di appartenenza". ( si veda il mio articolo Vizi capitali e nuovi vizi. Saggio di Umberto Galimberti. Feltrinelli Editore).

E allora bisogna cambiare rotta, e non illudere più i giovani. La nuova pedagogia, politica, familiare e scolastica, dovrebbe essere improntata al rispetto, al riconoscimento, all'accettazione dei propri limiti, sia intellettuali che fisici. Fare diversamente significa generare illusioni e false aspettative, che non saranno mai soddisfatte. E queste false aspettative non realizzate provocano solo dispersione, delusione e grave disagio sociale.

a cura di Rosa Aimoni

SOCIETA - Il teatro lirico di Milano riaprirà, via ai lavori

Febbraio 2016

Riapre il Teatro Lirico a Milano. Quando non si sa ma è già una buona notizia che riapre. Il 23 dicembre 1999 il sipario calò sulle note de «El tango de Piazzolla» portato in scena da Milva. Furono gli insostenibili costi di gestione a decretarne la chiusura. Sono trascorsi poco più di sedici anni da allora, nei quali Milano ha costruito, ristrutturato e restaurato più d’un teatro. Dallo Strehler al Dal Verme, dall’Elfo Puccini alla Scala, dal Piccolo Teatro agli Arcimboldi. Sedici anni in cui il Lirico sembrava perseguitato dalla mala sorte. Invece, a giorni il teatro sarà assegnato alla ditta che si è aggiudicata un appalto da 16 milioni e mezzo di euro. E stavolta con un radicale cambio di prospettiva: il Comune ha scelto di farsi carico del progetto di «restauro conservativo» e della direzione lavori. Il Lirico sarà restituito alla città tra 450 giorni. Ancora poche ore e questo luogo abbandonato sarà brulicante di operai: lavoreranno su due turni, dalle 6 alle 22. In contemporanea su quattro sotto-cantieri, indipendenti: torre scenica, camerini, platea, avancorpo. Ospiterà due bar, due ristoranti, uno panoramico con vista sul palcoscenico. D.S.

Gennaio 2016 -

Prende sempre più consistenza l’ipotesi che le pareti della tomba di Tutankhamon nascondano una o persino due camere mai esplorate in tempi moderni, e il mistero di cosa possano racchiudere diventa sempre più intrigante.

All’inizio di novembre Mamdouh el-Damaty, il Ministro delle antichità dell’Egitto aveva fatto sapere che vi erano indizi a favore dell’esistenza di vuoti oltre una, se non due pareti, della tomba del Faraone, nella Valle dei Re (nel sito archeologico codificato con la sigla KV62). Gli indizi arrivavano innanzi tutto dai rilevamenti fatti con strumenti che misurano il calore dissipato dalle pareti della tomba, che risulta essere non omogeneo: un fatto che lascia supporre l'esistenza di spazi vuoti che potrebbero essere stanze mai esplorate. Così il Ministro ha voluto eseguire nuove ricerche, che sono state realizzate con un radar, per misurare la velocità di propagazione delle onde acustiche in vari punti della costruzione. Anche questo rilevamento ha confermato l'esistenza di spazi vuoti.

I dati sono ora nelle mani di esperti giapponesi che dovrebbero emettere il verdetto definitivo. Tuttavia il Ministro ha sottolineato che «se i rilievi precedenti davano il 60 per cento di probabilità che vi fossero delle camere ancora inesplorate, ora quelle probabilità sono salite al 90 per cento». Secondo Mamdouh el-Damaty, se si avrà la certezza dell’esistenza di nuove stanze inesplorate si arriverà ad accedervi nell’arco di tre mesi: prima con piccoli fori entro cui inserire telecamere e poi, se opportuno, aprendo un vero e proprio passaggio. Simone Novara

 

MOSTRE - Mostra di Hayez a Milano

Gennaio 2016

In piazza della Scala a Milano,all’interno del palazzo dell’ex banca commerciale italiana è presente la mostra di Hayez, considerato dai milanesi uno dei maggiori esponenti della pittura romantica in Italia. Il Romanticismo è una corrente artistico-culturale del XIX secolo in cui gli intellettuali sostenevano idee patriottiche e rivalutavano l’epoca medievale,come testimonia l’ambientazione del famoso “Bacio” di Hayez,visibile in tre versioni. L’esposizione comprende autoritratti con stati d’animo e dipinti narratori di vicende storiche,tra i quali “I profughi di Parga”,ispirato al poema di Berchet. L’ideale nazionalistico di Hayez si nota nel dipinto “Malinconia”,in due versioni,che rappresenta una donna malinconica.Il significato allegorico è l’Italia pre-unitaria preoccupata per il suo futuro . Nabil Morcos

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