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POLITICA - SIRI: RIVOLUZIONE FISCALE A PORTATA DI TUTTI

Febbraio 2018

Flat tax: parliamone. Domenica 18 (ore 21,00), presso il Centro congressi Museo del tessile di Busto Arsizio, imperdibile incontro con Armando Siri. Perchè tutti ne parlano, di "flat tax":non sempre con cognizione di causa. Come Renzi, che persevera nella diffusione di macroscopiche bugie, pur di delegittimare il miglior programma per il nostro Paese. Del resto, cosa aspettarci da chi ha rovinato l’Italia, facendo passare (per esempio), i famosi 80 euro come cura del male e non fallace palliativo? Quello sì che è stato “voto di scambio”. Generosa elargizione, chiesta poi indietro. E con tutti gli interessi.

Con le elezioni alle porte, il tema della Flat tax (già proposta dalla Lega nel 2014), è tornata in voga. La rivoluzione fiscale è costituzionale, equa e conveniente. Parola del Prof. Armando Siri (ideologo, autore di “FLAT TAX:LA RIVOLUZIONE FISCALE IN ITALIA È POSSIBILE”, responsabile economia e formazione politica della Lega). Nella sua teorizzazione originaria, prevede un’aliquota fissa al 15%: sistema efficiente, che contempla 2 scaglioni di reddito, sui quali applicare una deduzione fissa di 3.000€. Per garantire la progressività dell’imposta col variare del reddito e dei membri del nucleo familiare. Da 0 a 35.000€, previsto un diritto alla deduzione per tutti i componenti della famiglia. Da 35 a 50.000€, solo i carichi familiari. Da 50.000€ di reddito, l’aliquota rimane intatta. La Lega propone la tassazione sul reddito familiare, in conformità al principio secondo il quale sia la famiglia la vera colonna portante della società: da agevolare, quindi, con politiche efficaci e sostenibili. L’obiettivo è semplice, totalmente condivisibile: apportare vantaggi a tutti i ceti, far rientrare in Italia le troppe aziende che hanno delocalizzato (a danno della nostra economia).

In uno Stato che gode di buona salute, la sovranità economica risulta necessaria. Dati alla mano, l’ingente diminuzione del numero di contribuenti rende impellente un’azione volta ad applicare sgravi fiscali. Ipotesi percorribile è quella che prevede la diminuzione al 50% di IMU e TASI per gli immobili. La finalità della rivoluzione fiscale, è quella di lasciar circolare più risorse nel tessuto economico e produttivo del Paese.

A differenza di quanto Gentiloni, amici ed Europa vogliono farci credere, il Jobs Act non ha giovato né all’occupazione giovanile, né all’economia italiana. Basta palliativi, occorrono cure: che eliminino il problema alla radice (facendo ripartire la domanda, l’erogazione di servizi e la produzione di beni). Semplicando: la rivoluzione fiscale lascia, nelle tasche dei contribuenti, maggiori risorse da destinare ai consumi. La flat tax più semplice ed equa, fissa come detto l’aliquota al 15%: “Pagare meno e tutti”, con le deduzioni fiscali che garantiscono la costituzionalità del progetto. “Il nostro obiettivo – dice il Prof. Siri – è quello di mettere nelle tasche degli italiani 48miliardi di euro che possono essere destinati alle spese, facendo così ripartite i consumi di un Paese che è fermo da 8 anni e che ha perso 10 punti di PIL”.

Le obiezioni ideologiche sono dettate da infondati pregiudizi. La flat tax è prima di tutto una rivoluzione Copernicana, di pensiero e “modus operandi”. I tempi devono essere maturi per ogni rivoluzione. E “hic et nunc – qui ed ora”, è il momento giusto. Il 19 gennaio, la coalizione di Centrodestra ha fissato l’aliquota al 23%, sebbene permanga il fermo obiettivo della Lega: ridurla gradualmente, fino a raggiungere il 15%.

La flat tax si basa sulla “Curva di Laffer”, che relaziona l’aliquota d’imposta alle entrate fiscali. Secondo Laffer, esiste un’aliquota oltre la quale un aumento delle imposte disincentiverebbe l’attività economica, riducendo quindi il gettito, in misura crescente. Fino al punto in cui il prelievo fiscale (se raggiungesse il 100% ), causerebbe l’azzeramento del gettito. Quest’ultimo, ridotto, a causa dell’eccessiva pressione fiscale: ciò che provoca cessazione e stallo delle attività economiche. La riduzione (per lavoratori e imprese), della pressione fiscale, innescherebbe un circolo virtuoso, benefico per tutti. L’aliquota unica, inoltre, permette di combattere l’evasione fiscale, rimpinguando le entrate dello Stato.

Pioniere in Italia fu Berlusconi, nel ’94, grazie al contributo del Prof. Antonio Martino (allievo di Milton Friedman), con un’aliquota del 33% + no tax area per i più poveri, al posto dell’IRPEF progressiva.

Spesso la flat tax è collegata ad alcune soglie di “no tax area” (ovvero soglie di reddito al di sotto delle quali non è prevista applicazione di tassazione alcuna). Vige, dunque, un esonero dal pagamento delle tasse. Ciò contribuirebbe alla ripartenza dell’economia e del PIL, stimolando la domanda interna e riattivando i consumi.

La flat tax, inserita nel programma di governo di Centrodestra grazie a Salvini, rappresenta l’unico volano per la produttività del nostro Paese. Obiezioni ai detrattori, anche da parte di Nicola Porro. Il giornalista, infatti, afferma e dimostra tangibilmente quanto una maggior tassazione non accresca la ricchezza dello Stato. Anzi: i Paesi con più alta tassazione, detengono l’ingrato record di un maggior tasso di disoccupazione. Nell'intervento di domenica sera, l'ideatore della Flat tax verrà introdotto dal tributarista e fiscalista Alessandro Della Marra. Moderatori saranno il Consigliere regionale lombardo, Giampiero Reguzzoni e il vice sindaco di Busto Arsizio, Isabella Tovaglieri. Interverrà inoltre Davide Quadri: responsabile provinciale Giovani Padani.

“Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”: nell’ Orwelliana memoria, diamo seguito col nostro voto alla verità della flat tax ed ai reali benefici della sua rivoluzione fiscale. Le sorti dell’Italia sono (anche), nelle nostre mani, dentro l’urna elettorale.

 

Chiara Soldani

 

POLITICA - ZAIA, TOTI E MARONI INCONTRANO FONTANA

Febbraio 2018

"Attilio Fontana è il sindaco dei Lombardi". Con questo slogan chiaro, immediato, efficace, si apre il felice incontro di lunedì sera: al Palazzo delle Stelline Zaia, Toti, Maroni e Fontana hanno parlato di "status" presente e obiettivi futuri. Esordisce col suo proverbiale carisma, il Governatore del Veneto. Zaia parla subito di "Muro di Berlino da demolire e Big Bang ormai innescato", metafore potenti per definire al meglio il processo di crescita ed autonomia avviato col referendum di ottobre. Un processo virtuoso ed inarrestabile, poiché dettato da volere popolare e manifestazione democratica. Lo statalismo é "da prendere a picconate": non ha prodotto che sfacelo e grandi sprechi. Le risorse ci sono, non vanno disperse dietro le lungaggini burocratiche e nei circoli viziosi del vecchio mostro, alias lo statalismo. Polemiche inutili quelle che vertono sui costi del referendum: il ricavo, sarà sicuramente superiore. Il Veneto pioniere in questo processo autonomista, é un esempio da seguire ed estendere, quanto più possibile. Successo reso straripante dalle capacità uniche del suo Governatore: il Doge Luca Zaia. La parola poi passa a Toti. Valorizzare i rispettivi territori e vivere il quotidiano fra la gente, ascoltando "i liguri mentre bevono un caffè al bar", sono i punti chiave dell'intervento. Toti ha un approccio pragmatico, realista, che rimarca l'importanza della "vox populi". Il potere, difatti, dimora nelle volontà e decisioni del popolo: questa sì che è "democrazia". La parola poi passa a Maroni. La flemma e lo stile consueto, accompagnano il suo resoconto. Centralissimo il bilancio su questa prima fase negoziale dell'iter autonomista: "Siamo all'80% del lavoro", dice. Le materie finora trattate sono 14, ma l'obiettivo finale verte su tutte e 23. Il restante 20%, spera e crede, sarà compito di Fontana: chi meglio di lui per portare a termine il discorso autonomista? Il candidato leghista, infatti, incarna il prototipo del Governatore perfetto per la Lombardia. Per il post Maroni, Fontana è l'uomo giusto: " È varesino, avvocato e milanista come me ", aggiunge il Governatore uscente: dunque, plus valore. Attilio Fontana, le idee chiare e i modi schietti di sempre, rimarca i meriti oggettivi della presidenza Maroni. L'humus dal quale partire è quello giusto: starà poi a lui (ci auguriamo), continuare a ben seminare: raccogliendo i frutti di quanto finora piantato. Fontana, forte del suo utile e brillante tour "in lungo e in largo" per la Lombardia, è rimasto particolarmente colpito dalla bellezza e risorse del territorio valtellinese. L'assessorato alla montagna, è l'unica anticipazione che concede ai microfoni. Temi fortissimi, oltre a turismo e ampliamento del bacino d'utenza per asili gratis, sono sicurezza e immigrazione. Posizione diametralmente opposta (per fortuna), rispetto all'antagonista “latitante” Gori: colui che vuole elargire benefits agli immigrati, strizzando l'occhio a moschee e ad un elettorato, tutt'altro che lombardo. Priorità ben diverse: Fontana è perentorio. "Prima i lombardi" è il giusto motto, per chi ha davvero a cuore la nostra regione. Alla luce dei risultati, positivi, del governo Maroni, la continuità è necessaria. Come giustamente detto da Luca Zaia, è "decisivo che la Lombardia resti in mano nostra".

Ci separano poche settimane dal voto. Diamo quindi alla nostra regione, l'opportunità di essere sempre '' Più Lombardia ": con Attilio Fontana, tutto questo è possibile.

 

Chiara Soldani

 

POLITICA - PILLOLE DI PROGRAMMA: ATTILIO FONTANA ED IL TURISMO

Gennaio 2018

"Per capire Milano bisogna tuffarsi dentro. Tuffarsi, non guardarla come un'opera d'arte". (Guido Piovene).

Ed è proprio quello che sta facendo Attilio Fontana: si sta "tuffando" in una Milano da migliorare, nella Lombardia più autentica e vera. Lui, che é in mezzo alla gente sempre (e non latitante, come il sinistro rivale), ascolta i lombardi e perfeziona, in itinere, un programma già impeccabile. Quando si dice "Navigli", tornano in mente le poesie della Merini (natia di quei luoghi, profondamente ispirata dalla loro immortale bellezza). Ed il Duomo: costruito col marmo, giunto a Milano dalle loro generose acque. Luogo chiave del nostro territorio, tappa fissa per gite (meneghine e non). Il turismo, è uno dei temi forti per Attilio Fontana ed il suo programma. La riapertura dei Navigli, argomento da sempre caro ai lombardi, è in cima alle sue priorità. Un progetto di assoluta rilevanza, sia per cittadini che per operatori del settore. La valorizzazione dei canali milanesi e lombardi (dalla riqualificazione della Darsena al rilancio del progetto per la creazione dell'Idrovia Locarno-Milano-Venezia), rendono le proposte di Fontana, la miglior partenza per rilanciare il nostro turistico regionale. Nel suo felice tour brianzolo, l'ex Sindaco varesino ha visitato la centrale elettrica Bertini di Cornate d'Adda. Ha prestato attenzione a cittadini e rappresentanti politici locali, confermando quanto detto sopra: rilanciare l'impegno per la valorizzazione di un territorio, attualmente, depotenziato.

«Un impianto idroelettrico che si estende sul medio corso del fiume Adda, a valle del lago di Como. È impressionante scoprire come un impianto del 1898 abbia funzionato con le tecnologie originarie per più di un secolo - ha commentato Fontana -. Se sarò eletto governatore, il progetto di riapertura dei Navigli riceverà attenzioni particolari da parte dalla Regione Lombardia».

Otto chilometri di Navigli, in Milano, per ripristinare il grande sistema idroviario milanese e lombardo. L'obiettivo di Fontana é quello di restituire alla nostra Regione la navigabilità dei suoi canali (dal Lago Maggiore e dal Lago di Como fino all'Adriatico). Le tappe brianzole dello scorso weekend, sono state tutte un gran successo. Da Monza a Desio, fino alla barriera est di Agrate Brianza (per un presidio contro i rincari sui pedaggi autostradali scattati dal primo gennaio). Anche su questo fronte, Fontana rilancia: proponendo scontistiche per i pendolari che, quotidianamente, percorrono queste tratte. Un programma concreto ed eccellente, in ogni suo ambito. Cui dare seguito, col nostro voto: il 4 marzo, "Più Lombardia!" con Fontana Presidente.

 

Chiara Soldani

 

POLITICA - VOTARE IL PROGRAMMA E NON LE POLEMICHE PER FONTANA

Gennaio 2018

Chiamasi "sciacallaggio elettorale". Dopo la frase, malignamente decontestualizzata, di Attilio #Fontana (candidato di Centrodestra per la #Lombardia), certo "giornalismo" di sinistra e pubblica opinione corrotta hanno sollevato bellicose polemiche. Di certo, non aspettavano altro:atteggiamento alquanto vile, ma pur sempre prevedibile.

Del resto, quando il tuo antagonista é palesemente superiore e politicamente più forte, ogni colpo è consentito: falli da espulsione inclusi. Che esistano interpretazioni e non fatti, lo sappiamo dai tempi di Nietzsche: è lui che ce lo insegna. Quanto alla frase di Fontana, di equivoco trattasi. Certo parlare di "#difesa della razza", oggi, tuona come slogan razzista. Perché leggerla in ottica di "salvaguardia legittima e necessaria, della cultura e bagaglio valoriale che ci contraddistingue", è roba da "Leghisti alla Borghezio": e se lo dice Gori, paladino dell'immigrato e amico della Bonino, c'è proprio da crederci. Personaggi autorevoli e qualificati, quanto ad anti-italianità.

Si è fagocitato, così, un vortice di ignoranza, ipocrisia e superficialità: mix letale. Dunque è lecito chiedersi: meglio assecondare la lobby della disinformazione o valutare lucidamente i programmi di governo? Sta all'intelligenza dell'elettore, propendere per la seconda opzione. Di certo il voto a Fontana, si contrappone alle folli e minacciose proposte di #Gori: il signorino da "salotto bene" e poltroncine di velluto, prodigo verso l'immigrato ed ignaro delle lombarde esigenze, dei lombardi elettori.

In questo quadro più ampio e composito, l'affermazione di Fontana appare lecita, plausibile, da condividere. Dovremmo forse vergognarci di ciò che siamo e che vorremo continuare ad essere? No di certo! Doveroso ricordare il "#razzismo al contrario", alimentato dall'irruento "#black power - potere nero". Ne parlò diffusamente la Fallaci nelle sue cronache e nei suoi libri. Ma "La Fallaci era fascista", sostengono i meno informati. Documentarsi, prima di parlare: auspicabile e fortemente consigliato.

Lo slogan "potere nero", viene tuttora usato per avvalorare le proprie discendenze da popolazioni africane. Ferventi gli anni '60 e '70: orgoglio razziale rivendicato, con mezzi non proprio pacifici, all'interno di istituzioni politiche e culturali per "promuovere e difendere i valori neri".

È passato alla storia il celebre "pugno chiuso" guantato in nero di Tommy Smith e John Carlos (Giochi Olimpici del '68). Di anti-razzismo si trattava, di anti-razzismo si parlava: come oggi, ma a parti inverse. Ne é dimostrazione (oltre all'urlante mondo mass mediatico), il graffito contro i bianchi comparso su un muro francese: "ICI NS SOMMES DES RACISTES ENVERSE LES BLANCS ET PAS SOLIDAIRE - QUI SIAMO RAZZISTI VERSO I BIANCHI E NON SIAMO SOLIDALI". Emblema di quanto finora dimostrato. Ma questo "razzismo" va bene. Questo, sì, è consentito: i fatti, parlano chiaro. Le polemiche, pure. Uno slogan, quello "francese", che sottende un'azione contro gli individui antropologicamente "caucasici": i cosiddetti "bianchi". A tal riguardo si espresse #Jean-Marie #Le Pen, parlando di razzismo inverso, chiaramente confutato da sociologi politicamente faziosi. Orchestrazioni vittimistiche "ad hoc"? No. Triste realtà.

Le recrudescenze violenti contro i bianchi, non sono "solo" memoria del passato. Gli analisti belga, denunciarono la sottostima del fenomeno, bollato di "strumentalizzazioni d'estrema destra". Anche in Francia, lo scrittore Bruckner usò il termine "razzismo #antibianco", inteso anche con accezione religiosa: ovvero "razzismo #anticristiano". Qualcosa che il cosiddetto Papa, ignora a piè pari.

Sempre Le Pen disse:" Non è un non razzismo ma un razzismo inverso. Anti-francese, anti-bianco, anti-cristiano". Manifestazioni violentissime anche nel 2005 (un cocktail letale di razzismo ed invidia sociale verso il bianco benestante). Dunque, da vendicare.

Va inoltre ricordato il caso Kriss Donald: ragazzo scozzese 15enne rapito, abusato ed assassinato a Glasgow nel 2004 per ragioni etniche. Condannati all'ergastolo, 4 uomini pakistani che ammisero l'efferato crimine.

Persino nei multietnici States si sono verificati analoghi episodi. Ricercatori e psicologi quali Simes, Lecci e D. Johnson parlano di "forme d'odio verso i bianchi. Tesi avvalorate da un sondaggio del 2009. Anche lo studio dell'American Society of Criminology analizzò crimini di matrice razziale (vittime bianche, le più numerose). Celebri anche i gruppi che propagandano il "suprematismo nero" nell'ottica di una dominazione afroamericana (per esempio i Black muslims ed i New Black Panther Party - NBPP). Definito, quest'ultimo, un gruppo che fomenta l'odio verso gli ebrei ed i bianchi non musulmani. Nel 2016, un militante NBPP compì una strage contro agenti di polizia. Motivo: l'odio che lo stesso assalitore (Johnson), provava verso i bianchi.

Un excursus necessariamente dettagliato, volto a sfatare mito passati alla storia e fuorvianti luoghi comuni. In definitiva, se persino la nostra #Costituzione (art. 3), parla di "#razza", perché indignarsi di fronte alle parole del candidato Fontana? È giunta l'ora di spegnere le polemiche e concentrarsi sui programmi. Ricordando che, se non ci difendiamo noi, nessuno potrà farlo al posto nostro. Dobbiamo adempiere a questo compito: votando per il nostro alleato e sconfiggendo il "Goriano" nemico.

Chiara Soldani

 

POLITICA – IL CENTRODESTRA CORRERA’ UNITO, ECCO IL PATTO

Gennaio 2018

Ecco la foto tanto attesa: il centrodestra correrà unito, con uno schema a quattro punte. È questo il risultato del vertice durato più di 4 ore tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che si sono incontrati ad Arcore per dar vita al polo del centrodestra. È stata infatti ufficializzata "la composizione della coalizione a quattro con Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia e quarto Polo". Il programma, però, resta da definire nel dettaglio. Si apprende che "due delegazioni comuni si incontreranno già martedì prossimo" per mettere a punto il progetto e lavorare sui collegi elettorali. Salvini, inoltre, ha insistito affinché tra i punti principali del programma ci sia l'annullamento della legge Fornero.Del programma, comunque, emergono le linee guida, che accolgono molte istanze avanzate da Berlusconi: "Meno tasse, meno burocrazia, meno vincoli dall'Europa, più aiuti a chi ha bisogno, più sicurezza per tutti, riforma della giustizia e giusto processo, revisione del sistema pensionistico cancellando gli effetti deleteri della legge Fornero, realizzazione della flat tax, difesa delle aziende italiane e del Made in Italy, imponente piano di sostegno alla natalità, controllo dell'immigrazione". Questi i punti cardine dell'accordo della coalizione che, il prossimo 4 marzo, si presenterà unito alle urne. Tra le altre priorità, l'adeguamento delle pensioni minime a mille euro, il codice di difesa dei diritti delle donne e la revisione del sistema istituzionale col principio del federalismo e del presidenzialismo.

Redazione

 

ELEZIONI - SI VOTERA' IL 5 MARZO

Dicembre 2017

Quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella scioglierà le Camere. E, soprattutto, quando si andrà a votare. Agli italiani, va da sé, interessa solo quest'ultima data. Anche perché negli ultimi anni non hanno visto tanti governi eletti. La road map prevederebbe lo scioglimento del parlamento il 27 dicembre e le elezioni politiche il 4 marzo.

Come spiega Gian Maria De Francesco sul Giornale in edicola oggi, Mattarella "avrebbe deciso di assecondare i desiderata della maggior parte delle forze politiche sciogliendo le Camere entro fine anno (recentemente si è ipotizzato il 27 dicembre), in tempo utile per indire le elezioni il 4 marzo". L'idea di anticipare il termine della legislatura, che dovrebbe invece concludersi a marzo, nasce dall'obiettivo di tutelare il governo. Le condizioni sono troppo difficili per tirare avanti un'esperienza che ha concluso il suo corso - fa notare il ministro per le Riforme, Anna Finocchiaro, in una intervista alla Stampa - credo sia saggio votare presto". Da qui la decisione di mettere in cantina lo ius soli. Votarlo dopo la legge di Stabilità, facendo terminare la legislatura alla sua scadenza naturale il 15 marzo, metterebbe in una situazione di estrema difficoltà istituzioni e governo. La disgregazione di Alternativa popolare e la nascita di "Liberi e uguali" hanno spinto, come fa notare anche il Corriere della Sera, la maggioranza (e soprattutto il Pd) a "muoversi con celerità e prudenza per evitare che l’esecutivo arrivi azzoppato alle elezioni".Simone Novara

 

POLITICA - GUIDA ALLE AMMINISTRATIVE LOMBARDE

Dicembre 2017

Elezioni regionali Lombardia 2018 : quando si vota e una guida riguardante i candidati e i sondaggi di questa importante consultazione dove il centrodestra cercherà di mantenere la governance ottenuta nel 2013.

 

Dopo il Referendum sull’Autonomia, la Lombardia sarà chiamata anche a rinnovare il proprio Consiglio così come altre cinque Regioni tra cui il Lazio. L’attuale governatore Roberto Maroni ha annunciato che correrà per un secondo mandato, ma non mancano gli sfidanti per l’ex ministro leghista.

Elezioni regionali Lombardia 2018: i candidati

 

Anche se mancano ancora diversi mesi alle elezioni regionali in Lombardia, non sono venute meno già le prime candidature in questa corsa verso il Pirellone. A gennaio 2017 infatti l’attuale governatore Roberto Maroni ha annunciato la sua intenzione di correre per un secondo mandato.

 

Nel centrodestra quindi non ci sono dubbi, con la stessa coalizione che vinse nel 2013 che dovrebbe quindi confermare compatta il suo appoggio a Maroni. Potrebbe aggiungersi poi anche l’UdC che nelle precedenti elezioni invece sposò la causa dell’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini.

 

Tra le fila del centrosinistra chi da tempo ha ufficializzato la propria candidatura è il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori. Renziano di ferro, il sindaco ha già ricevuto il pieno sostegno da parte del Partito Democratico e dei movimenti centristi che gravitano in quell’area politica.

 

C’è da capire adesso cosa faranno tutti i vari partiti di centrosinistra. Campo Progressista si è già schierato con Gori così come anche Patto Civico, Verdi, Radicali, Partito Socialista e Italia dei Valori.

 

Visto che alla fine non ci saranno primarie di coalizione, gli scissionisti del Movimento Democratico e Progressista così come Sinistra Italiana sono invece molto più cauti. Il nodo sulla possibile alleanza quindi è ancora tutto da sciogliere.

 

Ha scelto il proprio candidato al Pirellone il Movimento 5 Stelle. Attraverso le consuete primarie online, dove hanno partecipato alla votazione finale 4.286 attivisti, Dario Violi è riuscito ad avere la meglio sugli altri aspiranti governatore

Redazione